Un’analisi vigorosa sul vaccino è quanto mai necessaria

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I primi risultati sono promettenti del vaccino sviluppato, dall’azienda farmaceutica statunitense Pfizer, in collaborazione con la tedesca BioNTech, ma credo sia saggio restare con i piedi per terra e valutando ogni cosa con realismo e responsabilità.

Una valutazione maggiormente fondata sul vaccino dovrà attendere che lo studio clinico di fase 3 si concluda. Successivamente ci sarà l’autorizzazione all’uso di emergenza, da parte della Food and Drug Administration USA, dell’EMA UE e infine dell’Agenzia Italiana del Farmaco.

Quello della Pfizer-BioNTech è uno degli undici candidati in fase 3, cioè sviluppato a una fase che vede coinvolte migliaia di persone per testarne sicurezza ed efficacia. ll rigore della valutazione serve a non alimentare false speranze anche perché quel famoso 90% di protezione  del vaccino Pfizer  sembra riguardare la fascia di età che va da 18 a 45 anni.

Efficacia degli anticorpi

 Ulteriori osservazioni vanno fatte alla luce di due  pubblicazioni: una  su Science e l’altra su MedrXiv d parte del King’s). Ricerche che riguardano l’efficacia degli anticorpi. Infine le dichiarazioni di Mike Ryan, capo del programma di emergenze sanitarie di OMS. La ricerca riguarda la  durata dell’immunità di chi ha già incontrato il virus. Gli anticorpi prodotti da chi è stato infettato tendono a decadere velocemente in particolare tra asintomatici e paucisintomatici.

Da Pandemia a endemia

La ricerca pubblicata su Science è di ricercatori della Columbia University che ipotizzano il rischio che Sars Cov 2 diventi una malattia endemica, che si diffonde seguendo le stagioni esattamente come i virus della influenza. Nella Ricerca del King’s College di Londra la durata degli anticorpi è di un mese!!! In proposito anche Ryan ha ipotizzato a Ginevra, durante una comunicazione di OMS, che  non era  possibile prevedere se e quando il virus sarebbe scomparso. Ryan ha fatto riferimento a un “lungo cammino” e che il vaccino è fondamentale, ma dovrà essere “altamente efficace e disponibile per tutti. E dovremo usarlo”.

I ricercatori della Columbia University constatano che la reinfezione in cui un soggetto può infettarsi più volte dallo stesso virus durante la sua vita è una caratteristica saliente di molti virus respiratori. La risposta del sistema immunitario può non essere tale da rappresentare un argine al virus. Gli anticorpi tendono ad affievolirsi, anche in presenza di risposta immunitaria forte e protettiva.

Mutazione del virus

Infine il rischio di mutazione del virus durante il suo passaggio nella popolazione. Mutazioni che modificano le proteine di superficie del virus, nel nostro caso di Sars Cov 2, eludendo  la capacità di difesa degli anticorpi generati contro la variante virale precedente. Bisogna però aggiungere che oltre agli anticorpi intervengono anche le cellule della memoria e i linfociti T, che riconoscono le cellule infettate dal virus e le distruggono.  Esiste il rischio che il coronavirus responsabile della covid 19 possa diventare endemico.  

A seconda della durata della risposta immunitaria, della dipendenza dalle variabili stagionali (temperatura, umidità, irraggiamento solare) e anche dell’interazione con altri virus, la ricerca pubblicata su  Science ipotizza la possibilità che Covid-19 si presenti ad ondate ripetute nel tempo, a intervalli di qualche anno, oppure più ravvicinate e con una ricorrenza molto più breve. Lo studio non esclude altri scenari, ma il fatto che siano stati documentati casi di reinfezione a distanza di pochi mesi, non è rassicurante e non offre garanzie sul fatto che il vaccino possa in futuro liberarci completamente dal ritorno del virus. Un po’ rassicurante è la constatazione che i casi documentati di reinfezione sono 5 e sono pazienti sui quali si è potuto studiare la sequenza completa, ma nel mondo iniziano a vedersi diversi casi di reinfezione. Da questa constatazione deriva l’osservazione che se l’infezione non riesce a indurre un’immunità a lungo termine non è detto che il vaccino sia in grado di farlo. La ovvia conclusione è che servono studi per essere certi della persistenza degli anticorpi. Entro il prossimo mese potremo conoscere solo i risultati sulla sicurezza e sull’efficacia. Attenzione però! L’efficacia del vaccino che si sta valutando riguarda la capacità dello stesso di alleviare i SINTOMI e NON UNA PREVENZIONE dell’infezione. Sulla durata della protezione che darà il vaccino non sappiamo nulla, e questo dato sarà acquisito solo a seguito delle vaccinazioni di milioni di persone.

About Erasmo Venosi

Erasmo Venosi
Erasmo Venosi già professore associato università La Sapienza, è stato componente Commissione Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e del ministero ambiente per concessione autorizzazione integrata Ambientale grandi impianti industriali Italiani

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