Taranto – Lettera di un numero nella giornata destinata ai prelievi per le analisi di routine

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Diciamo cosi, chi parla è un numero, perché più o meno è quello che mi sento di essere dopo un’esperienza all’ospedale di Taranto.

Questa iattura del 2020 ce la porteremo dietro per sempre, entrerà nella storia mondiale, ha cambiato il nostro modo di pensare, ribaltato tutte le categorie, persino gli auguri di fine anno saranno univoci perché in coro diremo urrà alla fine di questo anno, che lascia incerto anche quello che subentra. Uno dei cambiamenti che ci aspettiamo è anche quello del nostro sistema sanitario di routine, quello legato alla prevenzione, le analisi periodiche, il medico di base. Quest’ultimo vede del tutto scomparsa la visita degli utenti della ricetta, che ora arriva via email e poi da noi si inoltra in farmacia che prepara il farmaco. Una figata!

Anche le analisi del sangue con prenotazione. La mia fatta a novembre, slittata al 15 dicembre. Diciamo che tutto appare come dovrebbe, ma ci sono problemi. Entrando dal padiglione Vinci dell’Ospedale SS Annunziata, con tanto di filtro di vigilanti, chi mi ferma ha un taccuino in mano con dei nomi segnati, trova il mio e scrive ok. Mi dice di entrare, ma non dice dove. Nella foto che segue si vede l’entrata del padiglione con quella scalinata a semicerchio che appare l’unica entrata. Sul piazzale dovrebbero esserci frecce che indicano dove andare.

Taranto - Lettera di un numero nella giornata destinata ai prelievi per le analisi di routine

Io, come farebbe qualsiasi persona che per la prima volta entra in ospedale da quell’ingresso, faccio quella scala ed entro in una serie di corridoi vuoti, senza anima viva, per finire davanti ad una porta chiusa con la scritta CITOLOGIA PATOLOGIA ISTOLOGIA. Capisco di aver sbagliato.

Esco e ridiscendo la scalinata e noto un gruppo di persone, forse quattro – in questi tempi di pandemia non ci sono folle – che si dirigono verso una passerella per carrozzelle in salita a destra. Immagino che quella sia l’entrata per le analisi. Incontro un altro vigilante che mi blocca:

«Salve cosa deve fare, le analisi?»

«Si», dico io mostrando il foglietto col numero di prenotazione del Cup per il 15 dicembre.

«Ma non ha il numero che gli ha dato il collega all’ingresso?»

«No!»

A questo punto lui prende il telefono e chiama i colleghi dell’ingresso rimbrottando: «Ma lo sapete che dovete dare il numero alle persone prenotate?»

Poi rivolto a me: «Vada che le danno il biglietto.»

Riprendo la passerella in discesa verso l’ingresso, notando un vigilante, con capello ricciuto, che mi passa affianco e mi rivolgo quello che sta all’ingresso. 

«Allora è lei quello che mi deve dare il biglietto»

«Quale biglietto?» Mi risponde.

«Quello che le ha detto il suo collega per telefono.»

Il vigilante mi guarda prima perplesso poi, rivolto a quel vigilante ricciuto che sta tornando con il biglietto, gli dice: «dagli il biglietto.»

Ecco il mio numero sono lo 019.

Ritorno all’ingresso e trovo il mio vigilante salvatore che mi aveva accolto e con premura mi dice:

«Venga si metta qui lei viene dopo.»

Difatti su due unici sportelli aperti ci sono lo 017 e lo 018. Arriva il mio turno prendo la prenotazione e targhette adesive e la signora dello sportello non mi dice nulla, il vigilante non c’è e mi sento davvero un numero.

Dando le spalle allo sportello vedo un grande slargo con delle persone sedute e un numeratore luminoso che segna il 97.

Penso che sia proprio lì che devo aspettare. Però non è il mio numero, controllo se nelle carte datemi dalla sportellista ci siano altri numeri. Macché; a questo punto chiedo ad un sanitario che esce dov’è che si fanno le analisi e mi indica l’ingresso di un corridoio che si trova proprio al lato destro dagli sportelli. Entro e vedo una scrivania vuota all’ingresso ed una signora che aspetta come me, con delle carte in mano.  Arriva un uomo scontroso che subito sbotta:

«Ma dove va, esca fuori!»

«Scusi, volevo sapere dove si fanno le analisi!»

«Esca e aspetti li!»

Non rispondo allo scorbutico e mi atteggio al ruolo del paziente numero 019, pensavo fosse solo per lo sportello, in realtà sono io, difatti quando quello arriva con il taccuino in mano mi dice, non chi sei, ma: «qual è il suo numero?»

Io, che il foglietto l’avevo lasciato allo sportello, rispondo a memoria, riconoscendomi in pieno:  «019»

Lui scorre trova il nome e affianco mette OK

Aspetto. Sono il primo adesso, la signora è già andata. Poco dopo compare dal corridoio un’infermiera che dice in modo perentorio.

«Venga, venga.»

Vado e mi fermo sulla soglia. Nello stanzone ci sono dei lettini per i prelievi, due posti occupati e sosto in attesa. Entra quella che mi aveva chiamato e mi dice di nuovo: «Che fa? Non entra?»

«Forza si tolga la ciacca e si sieda.»

Domando, mentre mi accingo a sollevare le maniche: «destra o sinistra?»

Lei non risponde ed io, osservando la zona dove si trova il laccio, sollevo la manica destra. Mi sdraio.

Quella comincia a mettere etichette alle provette guardando anche il cellulare che si trova sulla predella di fianco al lettino. Poi mentre mi dice di serrare il pugno e aprire entra una che parla di cibo lasciato vicino al termos e la mia guarda le provette che si riempiono e sbircia il cellulare. Capisco che si tratta di un lavoro massacrante ma un briciolo di umanità renderebbe tutto più bello.

Poi slaccia il tubicino di gomma e mi mette il cotone e mi dice prema qui. Poi toglie il cotone e mi mette il cerotto. Guarda per l’ultima volta il cellulare e se ne va dalla stanza senza dire nulla. Io mi alzo, stavo chiedendo posso andare, poi ricordo che ero solo un numero: 019.

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