Stanotte ho parlato con la mia anima, ecco il sogno

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Ero sicuro di aver fatto tutto per la mia prostata, esami, visite specialistiche, indagini diagnostiche, protocolli per sperimentare farmaci, non mi sarei mai aspettato di giungere in sala operatoria.

È stata quella visione di sangue sul pavimento, sparso in giro come se avessimo sparso la carota rossa, il colorito esangue e, prima dello svenimento, la sirena dell’auto ambulanza, le ultime cose che rammento.

Non ricordo nulla dell’ospedale, in questi tempi di covid19, chissà che in quale astanteria avrò atteso di essere operato.

Ho avvertito di trovarmi in un buio totale dove solo un piccolo bagliore c’era in una scatola di vetro. Successivamente quella luce mi parla:

«Roberto, sono qui.»

«Chi sei?» Domando avvicinandomi a quella luce. Quel bagliore, mentre mi accosto, si dilunga assumendo la mia altezza, ma non vedo volti o membra in quella forma.

“Sono la tua anima, ma non sono pronta” Mi sussurra.

«Pronta a cosa?» Chiedo a mia volta, mentre comincio ad allarmarmi.

«A uscire dalla scatola»

Risposta secca.  Non insisto, neanche io sono pronto. Mentre sento alcune voci intorno a me.

Mi sveglio e mi ritrovo in sala operatoria, un volto dietro doppio sistema di protezione mi dice:

«L’abbiamo tolta, era impazzita la sua prostata! Ora può stare in osservazione e tornare a casa.»

Dopo due giorni si ripresenta l’emorragia e si sceglie di andare con elicottero al Policlinico di Bari. Io sono ripiombato nel buio.

Stavolta l’ombra non è più nella scatola di vetro, è sulla linea di una porta, da dove arriva un chiarore, l’ombra stessa è bagnata dalla luce che rende vividi i suoi contorni.

Nella scatola c’è un ammasso di robe che non capisco cosa siano.  Mi avvicino e noto che si tratta del mio corpo afflosciato come un costume di carnevale.  L’ombra è dietro di me.

«Adesso sono pronta.»

Dice, mentre io non so dove sto, sono nulla, né corpo, né ombra. Ora l’anima si volta e vedo me stesso, mentre casco nella scatola e m’infilo il costume.

«Tu non sei pronto.»

Dice l’ombra stendendosi su di me e premendo sui fianchi e sul petto più volte, più volte…più volte.

Mi sveglio con dei volti sorridenti su di me, sono per metà nudo e ho un fibrillatole attaccato al petto:

«Aveva perso molto sangue perché chi vi ha operato ha lasciato aperto il rubinetto, poi l’abbiamo persa e abbiamo usato le scariche».  

Io respiro profondamente e sento qualcosa che rientra, sicuramente l’anima è tornata al suo posto, dopo aver collaborato per un attimo alla ripresa.

Stanotte ho parlato con la mia anima, ecco il sogno

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