No allo scontro di potere sul Recovery Fund, non possiamo perdere l’ultimo treno

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Economia – Lo scontro sul recovery fund, al di la delle ammiccanti parole sull’attentato alla sovranità del Parlamento e all’uso efficace dei fondi ha la doppia reale motivazione dei giochetti di bassa politica e soprattutto dello scontro di potere intorno al controllo di risorse europee ingenti.

Una valutazione retrospettiva dei fallimenti delle politiche di sviluppo territoriale mostra, senza ombra di dubbio, la irresponsabilità e incompetenza della classe dirigente degli ultimi trenta anni. 

La questione fondamentale italiana, oltre che le stranote macro deficienze è rappresentata dall’inefficacia delle politiche di sviluppo territoriale. Dai contratti di programma ai patti territoriali, dai contratti d’area ai programmi operativi regionali, finanziati dai fondi strutturali, dalle politiche di innovazione note come “smart specialization strategies “alle politiche di rigenerazione urbana. 

Il Governo ha posto un problema centrale, che ai rappresentanti delle lobby e della grande ammucchiata dagli appetiti famelici, nel tempo della crisi globale non va giù. L’efficacia dei fondi trasferiti dall’UE. Efficacia che dipende non solo da una valutazione ex ante, ma soprattutto dalla frammentazione dei centri decisionali. Ministeri, Regioni. Amministrazioni locali hanno l’unico fine di ottenere il massimo delle risorse e il minimo di vincoli e controlli.   Il problema non è il Piano di Ripresa e Resilienza, che appare condivisibile, ma lo spendere bene e presto. Piano che sarà prima deliberato da Consiglio dei Ministri, poi approvato dal Parlamento e infine dall’UE. Piano predisposto dal Comitato Tecnico su incarico del Comitato Interministeriale per gli Affari europei. Un piano che individua le mancanze italiane forse non in maniera obiettiva. Il riparto delle ingenti risorse, per aree d’intervento, sarà appannaggio del Parlamento. L’unico grande pericolo è che questa grande opportunità  non si trasformi in sogni a causa delle guerre tra bande politiche e aree territoriali. I soldi da spendere attraverso il PNNR,  entro il 2026, sono davvero tanti: 193 dalla Recovery e Resilience Facility (Rrf) e il resto da altri fondi europei previsti nel NG-EU (React EU e Just Transition Fund). Di questi 193 miliardi, 65 sono sovvenzioni e 128 prestiti. Dalla Nota di Aggiornamento al DEF e dalla legge di bilancio si apprende, che saranno utilizzati come spesa  ADDIZIONALE una piccola parte dei prestiti più i 65 miliardi della RRF e  80 miliardi di altri fondi.  Il residuo sarà utilizzato, per finanziare la spesa coerente con i criteri del Next Generation-EU. 

Osservare che delle sovvenzioni, a carico del bilancio europeo, circa 30 mld sono nuovo debito pubblico. A proposito dei contenuti e una prima ripartizione circa 10 miliardi di risorse disponibili finanzieranno la cosiddetta fiscalità di vantaggio per il Mezzogiorno.

Il Piano è suddiviso in sei aree di missione nelle quali le risorse sono suddivise secondo le indicazioni dell’UE. Questa la suddivisione:digitalizzazione 49 miliardi divisi tra pubblica amministrazione 10 mld e 39 per internazionalizzazione imprese e innovazione digitale. La transizione ecologica ne assorbe 74.

A me sembra errato nel tempo dei cambiamenti climatici destinare 40 mld per risparmio ed efficienza energetica degli edifici, 9 per le risorse idriche (sic !!!), 28 per la mobilità sostenibile, 19 per istruzione e ricerca, 16 per “parità di genere e coesione sociale“ e miserrimi 10 mld per la sanità.

Evidente la pressione lobbystica se solo si pensa che 24 miliardi saranno impiegati per l’alta velocità e la manutenzione stradale. L’AV consultando il Contratto di Programma di RFI ne assorbirà almeno 19 di miliardi. Appaiono esigue le risorse per “istruzione e ricerca“ e sanità focalizzate sulla medicina di prossimità e la telemedicina.

About Erasmo Venosi

Erasmo Venosi
Erasmo Venosi già professore associato università La Sapienza, è stato componente Commissione Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e del ministero ambiente per concessione autorizzazione integrata Ambientale grandi impianti industriali Italiani

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