Nel video amatoriale un delfino impigliato in una corda di una nassa, diportisti lo liberano

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Ci sono storie che hanno qualcosa, dentro. Sono storie semplici. Eppure emozionano.

Lo sanno bene gli sceneggiatori hollywoodiani, quando inseriscono nelle loro trame la puntuale scena ‘save the cat’ per ingraziare al protagonista i favori del pubblico. E quella del delfino salvato da un agente della della Florida Highway Patrol nella baia di Biscayne Bay, al largo della costa meridionale della Florida vicino a Miami è senz’altro una di queste storie.

È diventato virale, infatti, il video di alcuni diportisti a bordo di moto d’acqua che si avvicinano il 21 novembre ad un delfino impigliato ad una corda che tiene in asse una nassa per le aragoste e riescono a liberarlo. Il filmato mostra l’uomo, identificato come Nick Turduri della Florida Highway Patrol, mentre fa moto d’acqua con un amico in mare aperto quando nota un delfino che si agita. Immediatamente, Turduri entra in azione, raggiungendo la zona dell’avvistamento dove il mammifero marino è in difficoltà. Grande gioia nel momento in cui i “salvatori” poi tagliano la corda e ridanno la libertà al delfino che si inabissa prendendo il largo. Per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, questi mammiferi sono sempre più esposti a rischi. Uomini e Cetacei utilizzano il mare per procurarsi il cibo e possono entrare in competizione con effetti negativi sia per l’economia ittica che per gli animali; alcune specie come il tursiope, la stenella, il grampo, il capodoglio e il delfino comune, si avvicinano occasionalmente alle attrezzature da pesca, interagendo più spesso con alcune, sottraendo il pesce dalle reti, causando buchi e strappi e, in alcuni casi, possono rimanerne intrappolati come nel caso del video, dove il mammifero marino è rimasto impigliato ina corda che tiene in asse una nassa per la cattura delle aragoste.

L’attrezzo più pericoloso da questo punto di vista è la rete pelagica derivante, la spadara, messa al bando dalla Commissione Europea dal 2002 e dal 2005 in tutto il Mediterraneo, ma ancora utilizzata illegalmente. Altre interazioni possono avvenire con le reti da posta fisse, più raramente con le reti a strascico, con quelle a circuizione, con le lenze e i palangari. Si stima che ogni anno muoiono nelle reti da pesca mondiali circa 300.000 esemplari di Cetacei, ben 1.000 al giorno. Nonostante il divieto dell’UE, solo nel 2005 la Guardia Costiera Italiana ha sequestrato ben 800 km di reti spadare seguiti dai 600 Km del 2006. Nel mar mediterraneo gli scienziati hanno stimato un numero di uccisioni di 8.000 cetacei all’anno negli attrezzi da pesca. Ecco il video che non  scorderemo mai di un piccolo gesto, e forse nemmeno tanto ‘piccolo’:

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