Lo statista di Rignano e l’imbroglio di Mes e Università

59 / 100

Mes e Università due punti oscuri tra gli argomenti usati dallo statista di Rignano per la crisi di governo.

L’imbroglio del Mes che rappresenta un incremento del debito pubblico di ulteriori 36 miliardi e che con gli ultimi provvedimenti ha raggiunto il 159%. Due sono le cose taciute ignobilmente sul MES.

La prima è che molte risorse del Recovery Plan sostituiscono parte del debito nazionale generato da interventi già decisi.

L’ammontare di risorse sostituite con il Recovery Fund è molto superiore ai 36 miliardi del Mes!

La seconda è che esiste una condizionalità ex ante che consente di utilizzare i 36 miliardi di fatto per ogni tipologia di spesa sanitaria. Esiste però anche una condizionalità ex post sulla quale si tace e disciplinata da norme del  regolamento 472/2013 basato sul combinato disposto dall’art. 136 del TFUE,  e dall’art. 121 del TFUE, che introduce nel maggio 2013 il rafforzamento della sorveglianza economica e di bilancio degli Stati membri nella zona euro che si trovano o rischiano di trovarsi in gravi difficoltà per quanto riguarda la loro stabilità finanziaria.

Nel dettaglio: agli stati che usano l’euro sulla base  del Patto di Stabilità e Crescita, scatta la  procedura per i disavanzi eccessivi. Inoltre i criteri per la sorveglianza rafforzata degli Stati membri che si trovano in gravi difficoltà per quanto riguarda la loro stabilità finanziaria, nonché degli Stati membri che ricevono assistenza finanziaria, come nel caso del MES.

Utile ricordare che dei 700 miliardi del Mes solo 80 miliardi sono stati effettivamente versati (l’Italia ne ha versati 14, pari al  18% ), mentre la restante somma potrà essere reperita all’occorrenza sul mercato mediante emissioni obbligazionarie, cioè con debito  da ripagare dai Paesi sottoscrittori. A quanto ammonterebbe il risparmio del Mes sotto queste condizioni rigide e socialmente devastanti considerato il rapporto debito Pil e un deficit al 10,4% lo scorso?

Il beneficio sugli interessi sarebbe di circa 200 milioni annui (il tasso sul prestito MES per la linea Covid-19 a 10 anni è pari allo 0,1% annuo a fronte delle ultime emissioni di BTP decennali che hanno fatto registrare rendimenti annuali dello 0,9% ), ma questo risparmio va corretto rispetto ai circa 14 miliardi già versati e a eventuali nuovi esborsi per finanziare le nuove emissioni!

Infine ci sono i numeri del debito riferito alle aree territoriali che a pandemia rientrata scateneranno non pochi problemi. “L’insieme del sistema Italia riporta un debito/pil superiore al 160% il che crea uno squilibrio per l’intero sistema per la forte tassazione resa necessaria per supportare la spesa pubblica e ripagare gli interessi sul debito (……)   Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, Toscana, Marche e Piemonte hanno un debito/pil intorno all’80%” e il Mezzogiorno il 230%  con la Calabria che raggiunge il 305,3% (fonte Prof Mancino direttore del Rome Business School Research Center).

 Dove sta l’imbroglio del Mes?

Oltre alle cose già dette chi afferma l’assenza di condizionalità lo fa esclusivamente riferendosi ai vincoli ex ante considerato che la rimozioni dei vincoli dopo l’uso potrebbe essere non applicata SOLO attuando la MODIFICA del REGOLAMENTO sopra citato.

Ci sono poi le proposte per l’Università di Italia Viva. Regole del pubblico impiego non applicabili all’Università e quindi trasformazione della stessa in una impresa di diritto privato. In sintesi invece di estendere le tutele a tutti i lavoratori come ha distrutto l’articolo 18 con il Job Acts vorrebbe distruggerle per chi lavora nell’Università. E poi? A tutti i dipendenti della istruzione? Il rettore nominato dal Consiglio di Amministrazione il quale a seguito della riforma Gelmini, che ha consentito l’entrata di membri esterni, porta alla conclusione che i proponenti considerano l’Università un luogo di servizio alle imprese e non una fucina di saperi e di diritti di cittadinanza. Non casualmente Renzi cita l’organizzazione tedesca denominata Fraunhofer che fa solo ricerca applicata. E la ricerca di base? Forse bisognerebbe ricordargli le parole di Pasteur fondatore della microbiologia moderna: “Non c’è ricerca applicata, ci sono solo applicazioni della ricerca fondamentale“ . Non casualmente nelle proposte renziane si tace sugli istituti che fanno ricerca di base in Germania come i Max Planck. Ultima proposta quella di cambiare il metodo di assunzione dei docenti e si comprende chiaramente che l’obiettivo è privatizzare la intera istruzione universitaria riducendola a organismo di Confindustria e del settore privato.

About Erasmo Venosi

Erasmo Venosi
Erasmo Venosi già professore associato università La Sapienza, è stato componente Commissione Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e del ministero ambiente per concessione autorizzazione integrata Ambientale grandi impianti industriali Italiani

Check Also

alfredo-luigi-conti

Taranto – Il futuro sostenibile ha un info point al Castello Aragonese

64 / 100 Powered by Rank Math SEO Inaugurato lo sportello per i cittadini dell’Urban …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *