ll Palazzo sul Potomac

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I Guggenheim sottopongono Villa Firenze ad una profonda trasformazione, che la rende molto simile a come appare oggi. La grande raffinatezza e intelligenza di Polly Guggenheim contribuiscono a fare della villa, ancora una volta, una delle più prestigiose sedi di ricevimenti nella scena sociale della capitale. Buona parte degli arredamenti e due inestimabili ritratti di Tiziano vengono distrutti durante un incendio nell’inverno del 1946, mentre i proprietari si trovano all’estero. L’architetto Michael Rosenaur è immediatamente incaricato di un restauro che dura alcuni mesi. Dopo la morte del Colonnello nel 1959, la moglie Polly si risposa, in seconde nozze, con John Logan. La coppia vive nella villa per altri diciassette anni. La ricercatezza degli eventi organizzati a Villa Firenze era riconosciuta dai media dell’epoca. Il Washington Post del 21 marzo 1994 così ricordava Polly Guggenheim-Logan: “alle sue cene tutto era perfetto, persino il numero di valletti dietro le sedie dei commensali”. Nel 1976 Polly Guggenheim-Logan vende la proprietà al Governo Italiano.

Nel 1977 la Villa diventa Residenza ufficiale dell’Ambasciatore d’Italia, inaugurata a luglio dal Primo Ministro Giulio Andreotti, e si presenta sin da subito come una tra le più prestigiose residenze diplomatiche di Washington. Di “Villa Firenze” residenza dell’Ambasciatore d’Italia negli Stati Uniti, occorre mettere a fuoco come l’intera villa- residenza sia ricca di arredi italiani ed opere d’arte. Basti pensare che nell’ingresso a piano terreno sulla balaustra ci sono due vasi provenienti dall’Italia meridionale del quarto e del quinto secolo A.C., periodo d’influenza greca, probabilmente pugliesi. Nella grande hall sopra il camino ecco un dipinto del XVII secolo che riproduce il “Campidoglio”, opera di artista italiano, come ai lati del camino due statue veneziane in legno. Lungo poi la
scalinata un arazzo del XVII secolo di fattura fiamminga con immagini di pavoni in un paesaggio boscoso. Nella sala da pranzo cui vi si accede attraverso la sala di rappresentanza, sopra il camino un dipinto bellissimo della Scuola del Botticelli del tardo XV secolo raffigurante la Natività; nella stessa sala si trova una tela del diciassettesimo secolo di Gaspare dei Fiori riproducente “Donne con fiori”.


Nel salone dei ricevimenti, sopra il bellissimo camino in marmo, un dipinto straordinario raffigurante “Piazza del Popolo-Roma con l’obelisco”. Ecco una parte di quanto troviamo nella residenza “Villa Firenze” dell’Ambasciatore italiano a Washington. Riporto le parole significate a suo tempo dall’Ambasciatore Gaetano Cortese: “La pubblicazione intende valorizzare, nella ricorrenza del 150° anniversario dell’Unità d’Italia e delle relazioni diplomatiche tra l’Italia e gli Stati Uniti d’America, la rappresentanza diplomatica italiana, illustrandone il patrimonio architettonico ed artistico (della Cancelleria e della Residenza) che è, altresì, parte integrante della storia della città di Washington D.C. Nei suoi centocinquant’anni di storia diplomatica l’Ambasciata d’Italia a Washington è stata sempre proiettata ad illustrare l’immagine del nostro Paese, promuovendone le grandi potenzialità ed accrescendone il prestigio, sempre in sintonia con la tradizione di ospitalità della diplomazia italiana”. E riporto anche quanto ha scritto in apertura volume David H. Thorne, Ambasciatore degli Stati Uniti d’America presso la Repubblica Italiana: “Vorrei concludere, dunque, rinnovando il mio più sentito apprezzamento per questo splendido libro, straordinario emblema della grande amicizia tra Italia e Stati Uniti”.


Gaetano Cortese, entrato in carriera nel 1969, ha rappresentato l’Italia a Zagabria, Berna, L’Aja, Washington DC e Bruxelles. È autore di numerose pubblicazioni e, in particolare, curatore della collana dell’Editore Carlo Colombo che ha illustrato le sedi diplomatiche italiane di Washington DC, Berlino, Bruxelles, Istanbul, l’Aia, Oslo e Vienna. Recentemente ha presentato al Politecnico di Milano, nella sede dell’Accademia di Belle Arti di Brera-Brera Due, quale guest speaker al Convegno Internazionale, presieduto dal Prof. Carlo Franza (Ordinario di Storia dell’Arte Moderna e Contemporanea e Critico e Opinionista de “Il Giornale”), dedicato al Master “L’Altra Fotografia. La Fotografia dei Beni Culturali”, una relazione su “La fotografia e il Patrimonio delle Rappresentanze diplomatiche italiane nel mondo”, focalizzata sulla fotografia d’arte dei beni demaniali italiani all’estero. Infine un cenno va dato a chi ha stampato, ovvero all’editore e agli sponsor che hanno sostenuto le spese per la stampa di questi splendidi volumi, pubblicazioni a titolo d’onore e non commerciali, diretti alla valorizzazione del patrimonio architettonico ed artistico delle rappresentanze diplomatiche italiane all’estero. Lo testimoniano le recensioni che via via sono in questi anni uscite intorno alla Collana sulle Ambasciate d’Italia nel mondo, relative a “Il Palazzo sul Tiergarten – L’Ambasciata d’Italia a Berlino”, “Il Palazzo di Avenue Legrand – L’Ambasciata d’Italia a Bruxelles” e “Il Palazzo dei Conti di Pombeiro – L’Ambasciata d’Italia a Lisbona”. Su citati volumi si è potuto constatare ed ammirare la bellezza delle immagini, in gran parte dovuta alla qualità della carta patinata offerta gratuitamente dal Gruppo Burgo per questo tipo di iniziative editoriali, a testimonianza del coinvolgimento di questi mecenati di grandi imprese italiane tuttora interessati alla conservazione e divulgazione della cultura italiana nel mondo.

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