Le nuove varianti di Covid potrebbero minare i vaccini? I laboratori si attivano per scoprirlo

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Un articolo di Nature di due settimane fa dal titolo, “Could new Covid variants undermine vaccines? Labs scramble to find out “ (Le nuove varianti di Covid potrebbero minare i vaccini? I laboratori si attivano per scoprirlo) trattano delle tre varianti che più generano preoccupazioni.  

Uno studio invece dell’Imperial College di Londra, riguarda quella, che appare la variante più insidiosa dopo di quella classificata come variante “D614G”, che in poco tempo ha quasi spazzato via il ceppo scoperto a Whuan- Altre varianti sono quella inglese ( B.1.1.7) e la sudafricana  ( 501.V.2). La variante brasiliana denominata P.1. manifestatasi, a dicembre nella città di Manaus ha infettato il 75% degli abitanti della città, già contaminati nei mesi precedenti. Quale il problema? Si riteneva che con 3 abitanti su 4 infettati si fosse raggiunta la immunità di gregge! Quindi non dovevano reinfettarsi e se è successo gli anticorpi neutralizzanti non hanno “funzionato” e la spiegazione è che il virus è mutato.  Anche Science del 15 gennaio scorso pubblica uno studio dal titolo: “Le nuove varianti di coronavirus potrebbero causare più reinfezioni e richiedere vaccini aggiornati “.

La variante brasiliana già rintracciata anche in Giappone è caratterizzata da tre mutazioni chiave nella proteina spike del virus, presenti anche nel ceppo sudafricano e ritenute più insidiose perché hanno accumulato un maggior numero di alterazioni nella spike e questo può impedirne il riconoscimento da parte degli anticorpi. La variante inglese, sudafricana e brasiliana presentano diverse somiglianze.

Per nessuna di esse esistono evidenze, che suggeriscano una maggiore gravità dell’infezione, ma l’andamento dei contagi mostra un rapido e forte aumento nelle aree in cui sono diventate prevalenti. L’articolo di Nature, che ho riportato, richiama che ì laboratori di tutto il mondo stanno facendo il punto della situazione e sono impegnati a capireperché queste varianti sembrano diffondersi cosìrapidamente e se esiste il rischio che possano diminuire l’efficacia dei vaccini o vanificare l’immunità naturale di chi ha già incontrato il virus. 

Una delle varianti (E484K) ha accumulato un numero di alterazioni che può impedirne il riconoscimento da parte degli anticorpi. E’ questa mutazione (E484E) che preoccupa perché potrebbe non subire la capacità neutralizzante degli anticorpi.

Attenzione! Uno studio condotto da un’eccellenza italiana e mondiale Rino Ruoppolo e altri pubblicato in preprint ha verificato IN VITRO come gli anticorpi neutralizzanti respingono il coronavirus fino a quando non ha modificato la strada d’ingresso, resa reale proprio dalla mutazione citata (agisce nel punto di legame del recettore).

Anche un altro studio in preprint di scienziati del Fred Hutchinson Cancer Research di Seattle ha ritenuto che la variante citata, presente sia nella variante brasiliana che sudafricana, rallenta di dieci volte gli anticorpi nella loro attività di neutralizzazione del virus.

I vaccini comunque tendono a suscitare livelli enormi di anticorpi neutralizzanti, quindi un piccolo calo della loro potenza contro le varianti potrebbe non avere importanza e ci sono altri importanti strumenti della risposta immunitaria, come le cellule T della memoria, su cui le alterazioni manifestate dai nuovi ceppi virali non dovrebbero sortire alcun effetto. Resta la raccomandazione di OMS di uno sforzo straordinario di sequenziamento dei genomi dei virus. L’annuncio chiaro e forte della scienza è che più il virus corre senza misure di contenimento, più il virus replica e muta. E questo vale per tutti i cittadini del mondo. Appare fondamentalmente strategico vaccinare le persone procedendo celermente quindi rispettando i tempi. Inoltre richiamano a non fare l’inaccettabile errore di allungare i tempi tra le due somministrazioni contravvenendo i protocolli.

Chiaro il motivo! In tale modo si arriva a un’immunità parziale che è esattamente la condizione che consente al virus di mutare.

Incredibilmente miope e assurdo apprendere delle forti limitazioni generata da tagli nelle forniture di vaccini da parte di AstraZeneca, ma anche di Pfizer quindi pregiudicando l’obiettivo dell’immunità di gregge, ma creando anche per il virus quelle condizioni di ulteriori potenziali mutazioni che renderebbero sempre più difficile la guerra di eradicazione del virus.

About Erasmo Venosi

Erasmo Venosi
Erasmo Venosi già professore associato università La Sapienza, è stato componente Commissione Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e del ministero ambiente per concessione autorizzazione integrata Ambientale grandi impianti industriali Italiani

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