L’acqua in Viaggio | Quei “giganti buoni” sulla via dell’acqua

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Occhieggiano lesti nella fitta distesa di ulivi. Hanno forma di spillo, fungo, torre o disco. Bianchi, in genere, talvolta si concedono l’eleganza di un tocco di rosso sul cappello. Giusto per non passare inosservati!

La Torre Guiducci dell'Acquedotto del Fortore
La Torre Guiducci
dell’Acquedotto del Fortore

Sono un po’ le sentinelle del territorio. O se preferite il “faro”, svettante sulla marea verdeggiante di piante secolari, pronto a soccorrere il viandante intento a battere sentieri inediti o il ciclista, mentre s’inerpica su stretti e polverosi viottoli, alle falde petrose di qualche rilievo, ai confini tra Puglia, Basilicata e Campania o su verso il Gargano o giù verso la Selva di Fasano.

Il loro nome? Torrini piezometrici. E qui all’improvviso l’incanto si rompe. La bellezza dei luoghi, le metafore e le analogie poetiche s’infrangono contro la “pedanteria” tecnologica di cui è infarcito gran parte del gergo industriale. Sifoni, raccordi, scambi, griglie, pozzetti, valvole, cabine, turbine… torrini piezometrici.

Tutto fuorchè un cuore palpitante! Tutto tranne che un sussulto di emozioni, uno sguardo estasiato al mondo, al mare, alle stelle. Eppure gocciolina, quando ancora “in fasce” viene accompagnata nel dedalo di tubazioni, che dalle fonti di Caposele e Cassano Irpino la condurranno sino all’estrema punta del Salento, sa di dover compiere un viaggio straordinario. Di dover vivere un’esperienza esaltante alla scoperta di un territorio meraviglioso, tra chilometri e chilometri di terra, roccia, gallerie, ponti, brulli costoni o pianori assolati, declinanti in sabbie finissime in riva al mare. Un viaggio (di cui già da qualche settimana abbiamo preso a snocciolare le tappe), reso ancor più entusiasmante dalla missione salvifica: restituire, a noi pugliesi, ogni giorno di più la vita, nella forma cristallina, leggera e preziosa di un fresco e puro fiotto ristoratore d’acqua.

Il Torrino dell'Acquedotto del Locone
Il Torrino
dell’Acquedotto del Locone

Ma torniamo ai torrini, “tristemente” piezometrici.  E facciamo un po’ di etimo. “Aggettivo che si riferisce alla pressione in un punto generico di una massa fluida”. Dal vocabolario Treccani.

L’espressione “torrino piezometrico” serve, dunque, a designare una struttura destinata a regolare la pressione esercitata dall’acqua in condotta in un determinato punto della rete. E quindi, a dispetto del nome urticante, un vero e proprio eroe pluridecorato nell’esercito di dispositivi (idraulici, elettrici, elettronici, digitali) da cui dipende il buon funzionamento di quell’assai complesso groviglio di condotte, che dalle sorgenti campane porta l’acqua ai rubinetti di casa. 32.000 chilometri di reti con il corollario di 300 serbatoi, 184 depuratori – il grande patrimonio di Acquedotto Pugliese – a disposizione di quattro milioni cittadini. Ma a che serve regolare la pressione in condotta? Ad evitare dissesti alle stesse condotte.

I torrini, tuttavia, sono pronti a difendere l’acquedotto anche contro i rischi di “sconnessione idraulica”, evitando che il moto che si può generare nel tratto di condotta a valle possa propagarsi a quello a monte. Come nel caso di abitati serviti da serbatoi di estremità. Con l’adduttrice che può lavorare a portata costante, non risentendo della variabilità del flusso nelle 24 ore, legata ai consumi del centro urbano.

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