La triste fine del sogno europeo

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Il progetto europeo non è una novità, è vecchia storia, ma di certo non è come alcuni vini che invecchiando diventano più buoni, anzi esso, per come più avanti discetteremo, più invecchia e più va in malora. Vogliate credere, non si tratta di un’espressione pleonastica, ma di un’amara constatazione, una presa d’atto fenomenologica e asettica della realtà.

Julien Freund, filosofo e autore de “La fine dello spirito europeo“, edito nel 1980 ma pensato e concepito sin dagli anni ´50, ritiene che gli europei siano arrivati al capolinea e che il problema Europa non sia solo l’effetto di una lunga crisi, ma il disfacimento di un’età storica: la fine della prima civiltà di segno universale che il mondo abbia conosciuto. E per dare senso al pensiero di Freund bisogna ritornare molto indietro nel tempo, all’antica Roma.

In realtà fu Roma a creare il primo progetto europeo, la prima Europa, unita da un’unica lingua (latino), da un unico corpo di leggi (diritto romano), da un unico modello urbanistico e infrastrutturale e dalla stessa moneta (il denario rimase la moneta più importante dell’impero fino alla riforma monetaria di Caracalla). Fra il IV e il V secolo d.C., però, l’Impero Romano, come noto a tutti, visse la sua fase agonica.

La triste fine del sogno europeo
Giuseppe Arnò La Gazzetta italo brasiliana

Crisi sopra crisi: demografica, economica, identitaria, morale, sociale e, non ultima, immigrazionale fuori controllo. Queste furono le principali cause che minarono la struttura di uno Stato che da sei secoli reggeva, tenendo assieme, buona parte del mondo conosciuto.

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