La scuola discute sul ‘nodo’ della riapertura e i precari sono dimenticati

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– Riaprire o no le aule delle scuole superiori il 7 gennaio? Mentre il dilemma riaccende lo scontro all’interno del governo, in cerca ancora di una sintesi politica, i sindacati spingono sul fronte della sicurezza e la Flc Cgil ha chiesto di essere convocato dall’Esecutivo prima di quella data. Un dibattito acceso che lascia indietro i precari, quasi dimenticati in questa fase, pur rappresentando il perno su cui poggia il sistema scolastico italiano. Sono 215mila gli insegnanti precari nell’anno del coronavirus. Anche se a questo numero vanno aggiunti altri 70mila circa tra personale Ata e docenti Covid, chiamati a rafforzare l’organico nell’anno scolastico 2020-2021 caratterizzato dalla pandemia.

Una questione annosa ormai quella dei precari che oggi, a causa di forza maggiore, resta in un angolo, nell’ombra. Ma pronta a esplodere di nuovo quando la situazione da emergenza Covid si normalizzerà e si tornerà a parlare di concorsi, assunzioni e stabilizzazioni. Le sigle sindacali del mondo scolastico però non tralasciano il punto e in occasione di un incontro online, organizzato da Orizzonte scuola, hanno sottolineato tutte le problematiche presenti sul tavolo.

Già nei mesi precedenti alla pandemia, ma ancora di più durante, da tutti i sindacati era arrivato uno stop ai concorsi per esami. Maddalena Gissi, segretaria della Cisl Scuola, ha ricordato che i “concorsi ordinari del 2016 sono stati completati piu’ o meno qualche mese fa” mettendo in evidenza “le lungaggini e le gestioni farraginose”. E ha voluto ricordare che “il precariato che produce la scuola è un precariato storico che matura lunghi anni di servizio” sostenendo quindi che “al personale precario andrebbe riconosciuto una prospettiva. Bisogna dare una garanzia” ha spiegato, ribadendo la sua contrarietà a “test e crocette” ma chiedendo invece di “investire in formazione e servizio”. 

Pino Turi (Uil) ha detto senza mezzi termini che “il sistema dei concorsi è fallito” chiedendo invece di puntare a “incarichi di 3 anni ma poi – ha proseguito – li devi stabilizzare. A settembre – ha osservato – non ci si può ripresentare con i 200mila posti vacanti. Basta la volontà politica e le risorse per risolvere. Anche se il vero problema è che manca una visione d’insieme. Sul precariato bisogna aprire un dibattito” puntando sui “diritti dei lavoratori”. Marcello Pacifico (Anief) ha aggiunto: “Quest’anno abbiamo avuto il record dei precari e non ha senso continuare ad usare la ‘supplentite‘”.

Per Francesa Ruocco (Flc Cgil) “c’è bisogno di un concorso il più semplificato possibile. Noi – ha ricordato – eravamo per l’immissione in ruolo subito, con una procedura per titoli” e ha ricordato che l’Unione europea, già due volte, ha messo in mora l’Italia per l’abuso dei contratti a termine. “Noi – ha sostenuto a gran voce – abbiamo bisogno di tutti i 66mila iscritti al concorso, andrebbero tutti inseriti subito. La scuola ha bisogno dei 66mila precari storici che partecipano al concorso. Bisogna formarli e stabilizzarli con una procedura per titoli, formazione in servizio e prova orale. Non puoi iniziare un anno con 215mila precari”.

Per la Flc Cgil il precariato è uno dei “mali endemici” della scuola italiana e uno dei più difficili da sradicare, perché a cascata “produce danni sulla vita delle scuole, di chi vi studia e di chi vi lavora. Non c’è nessun sistema che possa funzionare con 200mila supplenze da assegnare come è avvenuto quest’anno, troppi i posti scoperti, troppi i ritardi nelle graduatorie provinciali, troppi errori sul concorso. La scuola così non può funzionare”. Quindi, è la tesi: solo con più cattedre assegnate al ruolo e graduatorie corrette le cose possono andare meglio.

Il concorso ordinario, secondo la Flc Cgil, “richiederà 2 anni per concludersi e anche tale procedura andrebbe modificata e semplificata, serve un sistema che ne rovesci le proporzioni: meno tempo per la prova selettiva e una formazione ben fatta. Solo così in un anno si possono reclutare e formare in maniera valida i docenti di cui la scuola ha bisogno. Delle Gps istituite quest’anno bisogna tenere il superamento della domanda cartacea a favore delle procedure online e le nomine centralizzate da parte degli uffici scolastici territoriali, ma bisogna correggere i punteggi sbagliati e migliorare la gestione delle convocazioni, con meccanismi trasparenti e più veloci”.  Ad oggi – è la posizione dura del sindacato – ci sono centinaia di posti da assegnare: è una cosa gravissima. La scuola funziona se si smette di far la guerra ai precari e di creare procedure farraginose per assumere e si riconosce la preparazione di chi si specializza, come gli insegnanti di sostegno, persone preparate e formate che possono dare un apporto di professionalità alla scuola”. (agi)

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