La riforma del MES e la situazione italiana

69 / 100

Una settimana con dibattito concentrato sulla riforma del meccanismo europeo di stabilità (MES).

Senza una fotografia della situazione di alcuni parametri fondamentali attuali di finanza pubblica non si comprende bene la relazione con il MES riformato.  La Commissione UE valutando il bilancio italiano ha previsto per il prossimo anno un debito che è circa il 160 % della ricchezza prodotta (PIL).

Un aumento di 25 punti percentuali rispetto allo scorso anno. Le previsioni del Governo sono per un debito ai livelli del 2019 nell’anno 2031. Questo vuol dire ridurlo del 2,5% all’anno e per 10 anni consecutivi. Il Fiscal Compact obbliga a un debito che sia il 60% del PIL da raggiungerlo in 20 anni. Questo vuol dire ridurre ogni anno il debito del 5%. Il doppio di quanto previsto dal Governo nel doppio di anni.

L’Italia dovrebbe realizzare nei prossimi due decenni una crescita del 3% l’anno e un avanzo primario del 2%. Negli ultimi 10 anni il PIL nominale non è mai andato oltre il 3%. Questa tempesta di numeri per dire che a pandemia finita e ritorno alle regole fiscali il primo cliente del MES riformato potrebbe essere proprio l’Italia.  Quali le modifiche al MES che tanta discussione ha scatenato? Secondo un prestigioso editorialista del Financial Times, Wolfang Munchau la riforma del MES ha come obiettivo proprio la ristrutturazione del debito pubblico italiano. IL MES giuridicamente è una banca sovrana con sede in Lussemburgo. Un organismo intergovernativo (non un’istituzione Ue).  Ha una capacità di prestito massima di 500 mld di euro (attualmente 383 mld). Dal luglio 2013 ha sostituito l’Efsf, European Financial Stability Fund, il quale ha assistito Irlanda, Portogallo e Grecia. L’Esm ha fornito assistenza finanziaria alla Grecia, a Cipro e alla Spagna. I membri del personale e i beni sono immuni da ogni procedura giudiziaria.

Il MES fu istituito modificando l’art 135 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea 9 anni fa. Suppliva una grave carenza della BCE che per statuto non può essere il prestatore di ultima istanza. La sua funzione è di intervenire nei confronti dei paesi in difficoltà al fine di salvaguardare la stabilità dell’area euro. Le sue decisioni sono assunte da due organi: il consiglio dei Governatori composto dai ministri dell’economia dell’area euro e dal consiglio degli Amministratori che è composto in genere dai direttori del Tesoro. Decisioni assunte quando si tratta di prestiti con voto unanime. Le risorse sborsate dall’Italia per il MES ammontano a 14,33 miliardi di euro corrispondenti al 17,79% del capitale totale dell’organismo intergovernativo. I ministri dell’economia che formano l’Eurogruppo hanno trovato una settimana fa l’accordo sulle riforme del MES. Mercoledì invece in Parlamento si votano le comunicazioni che Conte farà al Parlamento in vista del Consiglio europeo che avrà all’ordine del giorno il via libera finale, dopo tre anni di istruttoria, alle modifiche del Trattato del Mes. Riforma che dovrà poi essere ratificata dai 19 parlamenti nazionali.Elevato il rischio al Senato per il Governo!

Quali le riforme del Mes? Avrà un maggiore ruolo nell’assistenza agli stati in difficoltà. Non sarà più solo la Commissione UE a valutare lo Stato che chiede l’intervento, perché è in difficolta finanziaria ma anche il MES, cioè una banca che non è un’istituzione dell’UE. IL secondo punto della riforma è il cosiddetto “backstop” svolto dal MES. In che modo? Se un banca è in difficoltà interviene il Fondo di Risoluzione Unico finanziato dalle banche il quale una volta esaurito i fondi a disposizione, interviene il MES che potrà prestare risorse fino a 55 mld. In questo modo si eviterebbe la speculazione sulle banche. Attenzione: banca in crisi, “bail in“ pari all’8% delle perdite intervenendo in ordine su azionisti, obbligazionisti subordinati, correntisti superiori a 100 mila euro, fondo risoluzione unico, MES.

L’aspetto che più ci riguarda è quello sul debito cresciuto notevolmente e che potrebbe indurre i Governi a richiedere l’intervento del MES riformato. Come opererebbe? Due i tipi di linee di credito: la Precautionary Conditioned Credit Line (Pccl) e la Enhanced ConditionsCredit Line (Eccl).  Se uno Stato ha un debito inferiore al 60%, deficit inferiore al 3%, saldo strutturale in pareggio, facilità di finanziamento sui mercati si applica il PCCL e non sottoscrivendo, come previsto ora, un Memorandum d’Intesa. Se lo Stato che richiede l’intervento non si trova nelle condizioni precedenti allora scatta la linea di credito ECCL. In questo caso concorda con il MES un “Memorandum d’Intesa e promette di “impegnarsi a rispettare la condizionalità definita per esso” e “ad adottare misure correttive per evitare futuri problemi relativi all’accesso al finanziamento del mercato”. Sarebbero 10 su 19 gli stati che dovrebbero firmare il Memorandum! Ecco il primo assurdo: paesi in situazione di necessità non avrebbero accesso al MES se non con linea di credito ECCL. I criteri per accedere a ECCL penalizzerebbero i 10 paesi che ne hanno più bisogno, e tra questi l’Italia e il suo debito.

Altri elementi della riforma che tratteremo a parte sono le cosiddette Cacs, le clausole di azione collettiva (Collective Action Clauses), contenute nei titoli di Stato e che consentono di cambiare le condizioni contrattuali (es il tasso di interesse e il tempo di rimborso). Le CAC oggi sono ‘Double-Limb’: cioè, per cambiare le condizioni contrattuali e rendere le condizioni di ristrutturazione valide per tutti ci vuole una doppia maggioranza, una al livello di ogni serie di titoli e l’altra a livello di tutte le serie combinate. La riforma introduce le Single-Limb Cacs, che sottoporrebbe eventuali ristrutturazioni al voto dei sottoscrittori di tutte le emissioni con la possibilità di raggiungere un’unica maggioranza. A conti fatti una crisi in Italia con intervento Mes comporterebbe condizioni pesanti per l’erogazione del finanziamento o una ristrutturazione del debito o una tassa patrimoniale una tantum per abbattere rapidamente il debito. Non è casuale che Sassoli parla di azzeramento del debito da Covid e Fraccaro di trasformazione del debito in obbligazioni perpetue.

About Erasmo Venosi

Erasmo Venosi
Erasmo Venosi già professore associato università La Sapienza, è stato componente Commissione Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e del ministero ambiente per concessione autorizzazione integrata Ambientale grandi impianti industriali Italiani

Check Also

Roma-Sala-Primaticcio-La-Voce-dei-Poeti-2019

8 anni di intensa attività per Verbumlandiart Aps – Premio “Città del Galateo”

61 / 100 Powered by Rank Math SEO L’Associazione culturale salentina si accinge a promuovere …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *