La deriva di Trump l’avevamo prevista

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Alle volte succede che, scrivendo di Trump, in questi ultimi giorni, qualcuno ci additi come di parte, non sapendo che le notizie noi le trattiamo sempre allo stesso modo.

Allora vado nell’archivio personale degli articoli scritti su Agoramagazine e trovo proprio quello che si scriveva nel gennaio di 4 anni fa, quando ancora Trump doveva ancora giurare:

“Fino al 24 Gennaio l’America s’interrogherà dove va e lo faremo anche noi. Ma si sa che quattro anni passano in fretta e dall’Europa Junker parla di due anni persi. Sarà il pur brillante Pence dell’Indiana in grado di consigliare Trump sulle scelte da fare?

O ci saranno sempre e siamo in casa nostra abituati, smentite continue, affermazioni tipo “io non l’ho detto, volevo dire…” e prendersela con i media? Ora siamo alla festa della destra estrema e della storia che accumuna gli anti-sistema; in questo senso l’abbraccio di Trump con Farage, che si è battuto per la Brexit, non ci meraviglierebbe, meno l’abbraccio con Le Pen in Francia. Ma il partito repubblicano americano non ci pare abbia questa storia come forza politica. Starà sulla graticola di continuo. Le affermazioni di Trump di cacciare tre milioni di immigrati, di messicani, di spacciatori, appare in linea con il presidente delle Filippine che si onora di farsi chiamare Hitler. E poi la questione del muro sul confine con il Messico significa davvero un qualcosa di troppo grande: quasi tremila chilometri di confine che spesso si sviluppa fra catene montuose e deserto; non sappiamo quantificare quanto costi quest’ assurdità, ma forse non basteranno quattro anni e poi, quante complicazioni internazionali! Un mondo diviso fra due soli poli, da una parte Trump e dall’altra il Papa. In mezzo nessuno.”

Prima ancora, quando si era nelle primarie…. “All’estero abbiamo una situazione che definirla preoccupante è persino un eufemismo. Donald Trump si candida alla presidenza con un discorso che parla alla pancia degli americani, quelli che hanno continuato a piangere marines morti; lui dice che ora l’America deve pensare a sé stessa e basta occuparsi del mondo. In un mondo globalizzato questo chiudersi e chiudere le frontiere significa davvero la fine della cooperazione internazionale. Significa un isolazionismo che non porta da nessuna parte. Come si combatte il terrore?”

  Il terrore era l’Isis, che in quel momento imperversava nel mondo con stragi anche in Europa. In un altro passaggio si riporta che già allora la Nato prendeva le distanze dal neo eletto presidente, a proposito dell’isolazionismo: “da soli non si va da nessuna parte”.

Quello che emerge ora lo si scriveva in conclusione quattro anni fa: “Non si sfugge, dalla terribile “Rivolta delle cose” che il russo Lev Lunc scrisse a proposito della presa del potere che cambia, destruttura, muta la prospettiva del rivoltoso che ora si rivolta contro sé stesso”.

E difatti l’implosione della presidenza Trump 2021 va proprio in questa direzione.

About Roberto De Giorgi

Roberto De Giorgi
Giornalista freelance, scrittore, editore, poeta, è stato per 15 anni vicedirettore di Agoramagazine

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