Jean Paul Sartre, filosofo ateo scrisse una poesia sul Natale

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Jean Paul Sartre, filosofo ateo e anticristiano, durante la prigionia nella seconda guerra mondiale, il giorno di Natale scrisse questa poesia, a dimostrazione che la cultura irradia bellezza anche in chi è avvinghiato all’albero della conoscenza e rifiuta il mistero.

La Vergine guarda il bambino.

Ciò che bisognerebbe dipingere sul suo volto è uno stupore ansioso

che è comparso una volta soltanto sul viso umano.

Perché il Cristo è suo figlio,

carne della sua carne e sangue delle sue viscere.

L’ha portato in grembo per nove mesi,

gli offrirà il seno,

 e il suo latte diventerà il sangue di Dio.

Qualche volta la tentazione è così grande

da fargli dimenticare Dio.

Lo stringe fra le braccia e dice: “Bambino mio”.

Ma in altri momenti rimane interdetta e pensa: lì c’è Dio,

 e viene presa da un religioso orrore per quel Dio muto,

per quel bambino che incute timore.

Questo Dio è mio figlio.

È fatto di me, ha i miei occhi,

la forma della sua bocca è la mia, mi assomiglia.

È Dio e mi assomiglia.

Nessuna donna ha mai potuto avere in questo modo

Jean Paul Sartre, filosofo ateo scrisse una poesia sul Natale

il suo Dio per sé sola,

un Dio bambino che si può prendere fra le braccia e coprire di baci,

un Dio caldo che sorride e respira,

un Dio che si può toccare e ride.

È in uno di questi momenti che dipingerei Maria se fossi pittore”.

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