Il rapporto tra l’uomo e la terra alla luce di un futuro post covid

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Intervista alla consigliera nazionale Italia Nostra Matilde Spadaro

Potrebbe illustrarci quali sono secondo lei le azioni da intraprendere in modo prioritario per riportare questa relazione ad un livello di equilibrio minimo?

Lei parla di Uomo e Terra e del loro rapporto futuro come fossero separati. Sarei invece più propenso a considerare l’Uomo come facente parte integrale della Natura, una Natura che per millenni ha vissuto una vita prospera e sana proprio perché le società tradizionali che l’hanno percorsa e che si sono mantenute stabili nel tempo hanno prodotto: a) minimo danno ai processi ecologici; b) massima conservazione delle materie prime e delle energia, e riduzione degli sprechi per gestire al meglio un mondo di risorse limitate; c) popolazione in equilibrio, cioè nascite possibilmente in numero uguale alle morti ( anche questo, come il clima, è un tema fondamentale ma ancor oggi del tutto escluso dalle agende internazionali…); d) un sistema socio-economico in cui l’individuo possa godere dei vantaggi di cui sopra sentendosene soddisfatto e senza che si produca disagio e alienazione sociale: è della massima importanza ridurre le distanze tra ricco e povero, tra il sazio e l’affamato, fra i più colti e i più ignoranti (diciamo pure anche tra i più abili e i meno abili…).

Come costruire le basi di quella morale condivisa che consentirebbe di compartecipare l’esistenza su questo pianeta?

Pensare in modo ecologico non ha a che fare solo con le scienze dell’ecologia. Come si puo’ innervare la societa’ di queste idee in modo largo e condiviso?

L’azione di diffusione di questi principi morali e vitali, necessita di intraprese non solo educative ma di una solida presa di coscienza collettiva. Quali pensa possano essere i mezzi utili a permettere la divulgazione e una assunzione di responsabilità in tal senso?

Forse lei chiede di quel progetto tutto ecologico, oltre che sociologico, relativo alla transizione dell’Uomo verso la “maturità”, e che diventi la base di una morale e di una operatività ecologica condivisa. La maggior parte degli studiosi di ecologia ricordano che esistono dei paralleli tra sviluppo degli ecosistemi e sviluppo delle società umane, nel senso che per queste ultime l’oculato sfruttamento dell’ambiente e delle risorse sono indispensabili per la stessa sopravvivenza e la crescita delle popolazioni umane (anche se in un primo stadio i diritti umani non ricevono un’alta priorità…). Nello stadio attuale lo sfruttamento delle risorse del Pianeta è diventato sin troppo aggressivo, come sappiamo, mentre sui diritti umani ci stiamo attrezzando (pur con qualche difficoltà in alcune parti del mondo cosiddetto “civilizzato”…). Sinteticamente, perché non sia troppo tardi, la tutela degli ambienti che ci forniscono aria, acqua, cibo e medicine, ma anche naturale, indispensabile riciclo della materia organica, deve essere accompagnata da una robusta opera di educazione alla sostenibilità, così come voluta recentemente dalla U.E., tale che si pervenga al “salvataggio” anche attraverso il naturale modo di maturazione umana, implementato ancor più dal pericolo dell’essere già andati “fuori giri” con il nostro ambiente naturale, Coronavirus docet! Questo non riguarda solo un dietro-front, rispetto ai sistemi di gestione e di produzione, realizzato con mezzi politici ed economici, ma anche un’ attenta, quotidiana ed incalzante educazione alla sostenibilità ambientale da parte dello  Stato e dei media, partendo dalle scuole (insegnamento dei lineamenti di ecologia) e percorrendo decisamente tutta la “filiera” (passatemi il termine) dell’istruzione e dell’informazione: i canali d’informazione sono tanti, tutti molto frequentati, ma anche i cervelli non mancano: facciamoli lavorare, magari a titolo gratuito e di puro volontariato, così che dimostrino genuino amore per il prossimo e per tutto ciò che hanno imparato! Ancora: è della massima urgenza cambiare la nostra relazione con la Terra riguardo alla disponibilità della proprietà terriera che è ancor oggi di tipo strettamente “economico” e, come rilevano ecologi di fama, implica prevalentemente privilegi e non obblighi (utilissimo realizzare ampi territori protetti e tutelati, riabilitandoli anche con opere di riforestazione, ma anche, per es., favorire la transizione con alleggerimento di tasse o altre facilitazioni d’ordine economico). Conduttori e giornalisti a mezzo degli stessi canali d’informazione dovrebbero diffondere il principio che “ecologia” significa “studio della casa” ( o “delle case” se rimarchiamo l’esistenza della mirabile varietà di ambienti sulla Terra…), per cui al territorio naturale devesi lo stesso rispetto e lo stesso trattamento che si tiene abitualmente con le nostre stesse dimore di mattoni e cemento, per le quali solidità, ordine e pulizia sono fondamentali per la nostra stessa vita. Proprio in relazione al dominio sul territorio, parlo segnatamente del risvolto politico, a mio sommesso avviso non si può più sopportare di affidare le redini della pubblica amministrazione, vuoi a livello locale che nazionale, a funzionari eletti e preposti alla cultura e all’ambiente che siano totalmente, ignominiosamente e spudoratamente digiuni delle più elementari nozioni di ecologia (da E.Odum meglio definita come studio della “struttura e alle funzioni della Natura”), questo al fine di poter contare finalmente sull’effettiva praticabilità di quello stesso sviluppo sostenibile che veda l’umanità e il mondo naturale pervenire ad operare come un unico sistema complesso “adattativo”. La nostra cultura, in verità, e mi riferisco segnatamente a quella dei popoli che affacciano sul mediterraneo, resta ancor oggi decisamente orientata verso discipline d’ordine umanistico-letterario-storico-artistico-filosofico, ecc. con scarso amore verso la conoscenza scientifica, in particolare per quanto riguarda le scienze naturali, biologiche e ambientali! Musei e gallerie d’arte, d’archeologia, musei storici e etnografici, piazze, monumenti, chiese, preziosi edifici ecc. “traboccano” in questo nostro benedetto Paese, il ministro competente se ne “compiace” parlandone sempre in TV: per quel che riguarda invece quei pochi musei di scienze naturali – inesistenti peraltro nel sud Italia – si lamenta il più completo “disastro”, ognuno fa storia a sé, chi dipende dall’Università o dalla Regione, chi dal piccolo Comune, alcuni addirittura dalla beneficenza, qualche altro dal Parco, quasi tutti dalla “politica”, una politica alquanto miope e che sostanzialmente se ne disinteressa (…come ideatore e direttore di un piccolo museo naturalistico il sottoscritto ne sa qualcosa!). Esperienza questa che ha fatto dire al grande E. Fromm che la nostra attuale società sarebbe più improntata alla “necrofilia” ( in senso lato, naturalmente…) che alla “biofilia”, una trama culturale per la quale solo il passato è un’esperienza reale e non il presente e il futuro, e che anche Freud, per primo, interpretò come espressione delle frustazioni e del disagio, delle tensioni e dei desideri repressi che sembrano tipici dell’ attuale “modernità”.

About Valentino Valentini

Valentino Valentini
Valentino Valentini CO.RI.TA. Comitato per il Rimboschimento della Città di Taranto direttore del Museo Laboratorio della Fauna Minore del Parco Nazionale del Pollino

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