Il Natale è la celebrazione del compleanno di Gesù, ricordiamolo e diciamolo sempre

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Luoghi comuni, feste e festicciole, luminarie, regali, cenoni, quanta mondanità legata a questo evento straordinario! Un video che circola in rete fa parlare Gesù che si lamenta di non essere stato invitato al suo festeggiamento.

Avevo pensato, in questo Natale blindato, che fosse davvero giunta l’occasione, non essendo distratti dal mondo godereccio, di recuperare il senso della festività.

E così recupero frammenti del racconto di Maria Valtorta che, in uno dei suoi 140 quaderni, ha descritto minuziosamente la nascita di Gesù.

Una breve biografia della Valtorta: nata nel 1897 e morta nel 1961, lega il suo nome alla visione mistica grazie alla quale ha scritto «l’Evangelo che mi è stato rivelato», un’opera di 12 volumi un cui descrive perfettamente i luoghi e anche aspetti della vita umana di Cristo senza aver fatto studi di teologia, senza avere cognizioni archeologiche e senza essere mai andata in Palestina.  

Un’opera dettata ad un confessore da un letto, cui era costretta a causa di un giovane sovversivo il quale, nel 1920, sferrando un forte colpo alle reni con una spranga di ferro, le lesionò la spina dorsale costringendola ad un calvario medico che, nel 1934 la vide infine costretta a rimanere immobile, semiparalizzata dalla vita in giù. Profondamente devota a Maria Addolorata, entrò nel Terz’Ordine dei Servi di Maria il 25 marzo 1944, solennità dell’Annunciazione, proprio presso la comunità di Viareggio che fu la città dove condusse l’ultima parte della sua vita.

La sua opera non è riconosciuta dalla Chiesa, anche se in molti ritengono soprannaturale l’aver scritto con tale minuziosità quest’opera monumentale, senza avere alcuno strumento di discernimento teologico.

Il Natale è la celebrazione del compleanno di Gesù, ricordiamolo e diciamolo sempre

Entriamo nella grotta con Valtorta…

Maria leva il capo come per una chiamata celeste e si drizza in ginocchio di nuovo. Oh! Come è bello qui! La luce si sprigiona sempre più dal corpo di Maria, assorbe quella della luna, pare che Ella attiri in sé quella che le può venire dal Cielo. Ormai è Lei la Depositaria della Luce. La volta, piena di crepe, di ragnatele, di macerie sporgenti che stanno in bilico per un miracolo di statica, nera, fumosa, repellente, pare la volta di una sala regale. Ogni pietrone è un blocco di argento, ogni crepa un guizzo di opale, ogni ragnatela un preziosissimo baldacchino contesto di argento e diamanti. Un grosso ramarro, in letargo fra due macigni, pare un monile di smeraldo dimenticato là da una regina.

E la luce cresce sempre più. E’ insostenibile all’occhio. In essa scompare, come assorbita da un velano d’incandescenza, la Vergine… e ne emerge la Madre.
Sì. Quando la luce torna ad essere sostenibile al mio vedere, io vedo Maria col Figlio neonato sulle braccia. Un piccolo Bambino, roseo e grassottello, che annaspa e zampetta con le manine grosse quanto un boccio di rosa e muove la testolina tanto bionda da parere quasi nuda di capelli, una tonda testolina che la Mamma sostiene nella curva di una sua mano, mentre guarda il suo Bambino e lo adora piangendo e ridendo insieme e si curva a baciarlo, non sulla testa innocente, ma sul centro del petto …

Giuseppe ravviva il fuoco senza risparmio per fare una bella fiamma e scalda il fieno e, man mano che lo asciuga, poi, quando ne ha raccolto tanto da farne un materassino all’Infante, va alla mangiatoia, lo dispone che sia come una cunella, con un lembo che pende fuor dalla greppia. Il primo letto del Salvatore è pronto.

«È pronto» dice. «Ora ci vorrebbe una coperta, perché il fieno punge, e per ricoprirlo…»

«Prendi il mio mantello» dice Maria.

«Avrai freddo».

«Oh! non fa nulla! La coperta è troppo ruvida. Il mantello è morbido e caldo. Io non ho freddo per nulla. Ma che Egli non soffra più!».

Il Natale è la celebrazione del compleanno di Gesù, ricordiamolo e diciamolo sempre

Giuseppe prende l’ampio mantello di morbida lana celeste cupo e lo accomoda in doppio sul fieno, con un lembo che pende fuor dalla greppia. Il primo letto del Salvatore è pronto

E la Madre, col suo dolce passo ondeggiante, ve lo porta e ve lo depone e lo ricopre con il lembo del manto e lo conduce anche intorno al capino nudo, che affonda nel fieno, appena riparato dal sottile velo di Maria.

Rimane scoperto solo il visetto grosso come un pugno d’uomo e i Due, curvi sulla greppia, lo guardano beati dormire il suo primo sonno, perché il calduccio delle fasce e del fieno ha calmato il pianto e conciliato il sonno al dolce Gesù.

Buon compleanno Gesù.

About Roberto De Giorgi

Roberto De Giorgi
Giornalista freelance, scrittore, editore, poeta, è stato per 15 anni vicedirettore di Agoramagazine

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