Il disastro dell’economia italiana nell’era Covid, un po’ di numeri

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No! Su La 7 o a Porta a Porta sulla Rai con Vespa o nella trasmissione dell’ex filosofo ciellino non se ne sente parlare.

Questo si legge, in uno studio di Banca d’Italia, che analizza l’incidenza delle misure governative nel mondo del lavoro:A causa dello shock pandemico i licenziamenti nel 2020 sarebbero aumentati di circa il 30%, arrivando a 700mila unità in assenza di politiche (……) L’ampia copertura garantita dalla Cig-Covid e dalle altre politiche avrebbe potuto prevenire la gran parte dei licenziamenti addizionali dovuti alla crisi da Covid-19 (circa 200mila), mantenendo il numero di licenziamenti nel 2020 sui livelli dell’anno precedente anche a prescindere dalla normativa di blocco”. 

In breve le misure del governo su lavoro e occupazione hanno evitato, a seguito dell’emergenza pandemia, circa 600 mila licenziamenti. Le misure governative: estensione della cassa integrazione guadagni, sostegno alla liquidità e blocco dei licenziamenti. La Banca d’Italia raccomanda il governo di usare molto equilibrio nell’interrompere contemporaneamente sia la cassa Covid e sia il divieto a licenziare. Un ripasso non fa male , per chi richiama i corposi  interventi di USA, Germania e  Francia in chiave anti covid e soprattutto di contrasto della grave crisi economica. I numeri di un decennio di interminabile crisi, che si saldano a quella attuale.  

Aumento debito pubblico, tra la crisi del 2008 e il 2017, miliardi 641. Aumento debito pubblico dal gennaio 2018 al 31 ottobre di quest’anno: circa 243 mld dei quali 162 generati, tra gennaio e ottobre di quest’anno. Totale incremento debito pubblico, 884 mld. Altri due indicatori misurano il massacro sociale italiano. Gli interessi passivi pagati sul debito pubblico, tra il 2008 e il 2017 ammontano a circa 732 mld di euro. Tra 2018 e 2019 i miliardi pagati sono stati circa 130. Totale 862 mld! L’avanzo primario cioè la differenza di quanto entra come tasse, tariffe, dividendi etc allo Stato e, quanto lo Stato spende come spesa pubblica ammonta tra il 2008 e 2017 a 291 mld di euro.

Nel biennio 2018 e 2019, avanzo primario 78,4 mld di euro. Totale sottratto alla comunità nazionale, 369,4 mld. In quest’avanzo primario c’è la storia della distruzione della sanità pubblica. Assumendo i dati dell’ultimo annuario sanitario, i tagli di posti letto tra il 2009 e il 2017 sono stati pari a 23.840.

Quale la riduzione nel privato?

Pochi, 4184! Chiuse nello stesso periodo 77 strutture pubbliche. Un altro dato appare agghiacciante e dovrebbe tacitare i tanti critici dell’insufficiente azione sul numero di posti letto, in terapie intensive. Nel 2004 al convegno internazionale di Trieste sulla medicina di urgenza fu lanciato l’allarme dei posti letto carenti nelle terapie intensive italiane.  Non raggiungevano il 3% del totale. In Europa la percentuale era del 9% (fonte APICE che è l’associazione di settore). Nel 2017 cioè tredici anni dopo l’allarme lanciato a Trieste e, con spesa sanitaria passata dal 7,7% del PIL del 2010 al 6,4 % (DEF 2017 Governo Gentiloni. Nella Nota di aggiornamento al DEF 2017 addirittura si prevede un’incidenza del 6,3% sul PIL), i posti letto nelle terapie intensive erano 5090 cioè il 2,64% di tutti i posti letto sia pubblici che privati, per l’esattezza 4600 posti negli ospedali pubblici e 396 in quelli privati accreditati. In termini percentuali: 3,12% nel pubblico e 0,99 % nel privato accreditato.

Se solo avessero avuto l’obbligo di rispetto del 3,2% come quelli pubblici avremmo avuto altri 880 posti letto in terapia intensiva nella sanità privata. Invece nulla perché l’ubriacatura liberista e il mito del mercato anche sulla vita si era impossessato della cultura di governo. Chissà quanti sono realmente i morti immolati su questo dogma ideologico, battuto dalla realtà dei fatti.

Di fronte a questi numeri a me sembra un assurdo, che i giganti del web come Google, Facebook che possiede Istagram e nel commercio on line Amazon non pagano nemmeno quel misero 3% previsto dalla legge di bilancio 2019. La causa? Manca il decreto di adozione del ministero delle finanze e i provvedimenti delle Agenzie delle Entrate sulle modalità applicative della norma. Un mercato di pubblicità digitale che vale (dato del 2018) circa 3 mld di euro, enormemente variato a causa dell’uso massiccio di servizi digitali dovuti al blocco delle attività (lockdown) finalizzate al contrasto della pandemia.

Link Bankitalia : Nota-Covid-19.11.2020.pdf (bancaditalia.it)

 Link : osservatorio Gimbe : Report_Osservatorio_GIMBE_2019.07_Definanziamento_SSN.pdf)

About Erasmo Venosi

Erasmo Venosi
Erasmo Venosi già professore associato università La Sapienza, è stato componente Commissione Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e del ministero ambiente per concessione autorizzazione integrata Ambientale grandi impianti industriali Italiani

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