Il coronavirus sta mutando, dobbiamo preoccuparci?

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Il virus apparso, a Whuan sembrava essere spazzato via da una variante importante classificata come D 614 G.

Un articolo apparso su Nature a settembre: (The coronavirus is mutating — does it matter? (nature.com)), spiegava che la mutazione riguardava la sostituzione di un aminoacido “ D “  ( sono gli elementi costitutivi delle proteine che sono il risultato del messaggio genetico contenuto nei geni o meglio sono il prodotto dei geni) con un altro aminoacido la glicina “G”,  alla 614 posizione dell’aminoacido della più volte richiamata proteina spike.

La mutazione, si leggeva nell’articolo di Nature, a causa della sua posizione nella proteina spike aiuta le particelle virali a penetrare nelle cellule. Una modifica che non è risultata collegata a una maggiore probabilità di un decorso grave della malattia ma in un vantaggio per il virus dal punto di vista della facilità di diffusione. Questa maggiore velocità di trasmissione fu poi verificata su topi e criceti e oggetto di una nuova pubblicazione su Science ((SARS-CoV-2 D614G variant exhibits efficient replication ex vivo and transmission in vivo | Science (sciencemag.org;)).  

Finora sono state osservate più di 4.000 mutazioni , in sars-cov-2. Ora compare in Inghilterra un’altra variante denominata “Vui-202012/01”, che secondo gli scienziati inglesi ha una maggiore trasmissibilità del 70% e aumentare l’indice R fino a 1,4 (semplificando vuol dire che 14 persone dopo 5 “incontri”  gli infettati diventano  537.824). La variante però non sembra aumentare il tasso di mortalità o il rischio di malattie gravi. Quello che invece genera un po’ di preoccupazione è, che questa variante, interessa la proteina spike che è la parte del virus che gli consente di infiltrarsi nelle cellule nei polmoni, nella gola e nella cavità nasale interagendo con un recettore chiamato ACE-2.

Perché preoccupa? La mutazione sulla proteina spike può migliorare la capacità del virus di interagire con ACE-2, dandogli un vantaggio di crescita quindi maggiore replicazione o numero di copie uguale a se stesso. D’altra parte, la proteina spike è la parte del virus contro cui i vaccini sono progettati per sviluppare anticorpi, quindi questa mutazione potrebbe impedire al vaccino di fare il suo lavoro. Quest’aspetto va comunque monitorato come anche verificata la maggiore trasmissibilità che è frutto di un modello matematico e non confermato in laboratorio almeno in quello scozzese di riferimento pubblico.

L’ultimo elemento di preoccupazione è rappresentato dalla constatazione che la variante è stata osservata con elevati casi nelle aree soggette a restrizioni più elevate. Gli scienziati inglesi pur avendo dati limitati di riferimento su questa variante ritengono che meglio sbagliare sul lato della cautela inasprendo le restrizioni. Londra e il Sud Est sono passati in due settimane a livelli molto alti di contaminazione con questa variante. Essendo da approfondire gli effetti in termini di contagiosità di questa variante sul distanziamento fisico e la capacità delle mascherine, il suggerimento è di essere consapevoli che il rischio è tanto maggiore quanto più ci si avvicina alle persone. Infine resta il grande e drammatico problema della riapertura delle scuole a gennaio.

Gli scienziati inglesi hanno aggiunto che hanno abbastanza informazioni per sapere che questa variante ha il potenziale per causare un’ulteriore epidemia importante, peggiore di quanto avessimo previsto in precedenza. Confortante infine le dichiarazioni del Prof.  Ewan Birney direttore dell’EMBL European Bioinformatics Institute, con sede nel Cambridge “ “Quindi ci sono tutte le ragioni per pensare che i vaccini funzioneranno ancora contro questo nuovo ceppo, anche se ovviamente questo deve essere testato a fondo.” . Dichiarazione fatta al Gardian  ( What do we know about the fast-spreading Covid variant in UK? | Coronavirus | The Guardian) , al Mirror (Britain’s most secretive lab in battle against new mutant strain of Covid-19 – Mirror Online) e al The Times & The Sunday Times.

About Erasmo Venosi

Erasmo Venosi
Erasmo Venosi già professore associato università La Sapienza, è stato componente Commissione Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e del ministero ambiente per concessione autorizzazione integrata Ambientale grandi impianti industriali Italiani

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