Ieri Taranto ha vissuto un sogno, non svegliamoci troppo presto

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Ieri Taranto ha vissuto un sogno, qualcosa che da molto tempo non avveniva. Eppure la mattinata era iniziata con la sentenza del pizzicagnolo di Via Mazzini: “può venire il Governo intero a Taranto, ma come disse qualcuno, forse la Di Bello, sono i tarantini da cambiare, non riescono a vedere oltre quella linea del mattone, sono stupidi”.

Meno tossico il fruttivendolo che, parlando del premier Conte, dice: “è il meno peggio”. Qualcosina in più. Se c’è davvero qualcosa da cambiare è proprio l’approccio, da parte nostra, basta fare l’elenco dei problemi: Borgo e città vecchia che crolla, per esempio. D’ora in avanti focus sulle cause, sono eredi lontani che abbandonano le case? Intervento duro sulla sicurezza degli stabili.

Sull’aggressione urbanistica dei boss del mattone, che hanno rovinato la perla del mediterraneo, è storia, non parleremo più; dal lato opposto, il tema della vocazione industrialista che inquina, sarà attenuata dal Gruppo Ferretti che occupa lo yard Belleli per la cantieristica navale di lusso. Un naturale sblocco produttivo che sposa l’abbandono, dopo 30 anni di tentennamenti, del porto di Mar Piccolo aperto al diportismo turistico e alle navi da Crociera. 389 giorni per costruire il nuovo ospedale San Cataldo, altro pezzo di memoria scantonato dalla soffitta e rimesso in moto (lavoreranno giorno e notte – sistema ponte di Genova –) Presidio sanitario che s’intreccia a doppio nodo con l’avvio della Facoltà di Medicina e Chirurgia nella sede dell’Ex Banca d’Italia e sarà l’università di Taranto e, come dice nel suo spettacolo Massimo Cimaglia… ma di Taranto, Taranto.

Forse in sintonia con le cose dette ieri, il comune pubblica le gare per l’affidamento dei servizi di progettazione per sei interventi fondamentali per la rinascita culturale e turistica della Città Vecchia, parte del Piano per la riqualificazione e rifunzionalizzazione, come definito dall’amministrazione Melucci nell’ambito del CIS Taranto.
Gli interventi riguardano la riqualificazione ed il ridisegno di piazza Castello e piazza Fontana, ai due estremi opposti della Città Vecchia, il restauro delle Mura Aragonesi e dello storico Palazzo D’Ayala-Valva su corso Vittorio Emanuele II, il recupero e la valorizzazione di tre aree archeologiche (colonne Doriche, largo San Martino e tempio greco sottostante il complesso di San Domenico), nonché della rete degli ambienti ipogei di proprietà comunale.

 Uscire dalla vocazione industrialista subito o legarla ad un percorso che cambi il sistema utilizzando la transizione energetica verde? Al di là delle bordate di Abbate, che ha reso turbolente l’incontro col premier ma restando marginale, noi siamo convinti che solo aprendo alternative serie si creano nuovi scenari, forse uscire da una dimensione così straordinariamente grande dell’industria pesante non trova esempi in altre esperienze che si sono affrancate ma avendo dimensioni più piccole, come Bilbao che trova forse paragoni con l’acciaieria di Terni, non Taranto.  

Chiaro Conte sul tema “Chiudere un polo siderurgico è un problema di sistema ma noi vogliamo accelerare, vogliamo accelerare la transizione energetica e preservare l’occupazione. Ora arrivano i soldi del Recovery fund, abbiamo la possibilità di farlo, costruire un’alternativa è possibile”. “Noi abbiamo ereditato una procedura per una gara in conclusione. Abbiamo richiamato Arcelor Mittal alla responsabilità. Oggi non è pensabile gestire un impianto del genere senza avere cura delle ricadute sociali e della sostenibilità. ma questo lo vedremo alla fine del negoziato. La posizione del governo è ferma, se il negoziato non darà frutti e non consentirà di raggiungere gli obiettivi, ne trarremo tutte le conseguenze”

Conte rilancia l’acquario per Taranto un progetto faraonico e modernissimo, che diventerà “qualcosa di straordinario per l’intero bacino del Mediterraneo“, unendo all’intrattenimento una corposa parte scientifica e di ricerca. E Genova trema, sottotitola un giornale ligure. Ma intanto è un’idea forte ma non c’è progetto. Qui la LAV non è d’accordo e chiede al Governo di lasciar perdere. E sempre pensando al Mediterraneo ci sono i giochi sportivi che hanno eletto Taranto sede di questa kermesse che prevede 250 milioni di investimento per mettere apposto decine e decine di impianti sportivi. E poi c’è il sistema aeroportuale e rigenerazione urbana.

Concludendo questo nostro resoconto cosa possiamo aggiungere? Un richiamo alla rivoluzione culturale che occorre, una vera e propria genesi che imponga a tutti di parlare un linguaggio nuovo che punti ad un obiettivo affrancante, da raggiungere tutt’insieme per questa perla del mediterraneo – ieri veniva citata cosi – e ci sta.

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