I grandi numeri delle catastrofi e le assicurazioni

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Da più di un semestre continuiamo a seguire i numeri altalenanti del COVID-19, le curve statistiche e le inferenze su tali numeri.

“Il numero” non esiste al di fuori del nostro pensiero, non è un elemento della realtà ma è una idea, una manifestazione del nostro intelletto per poter schematizzare, rappresentare la realtà che ci circonda, per ordinarla, quantificarla.

Dopo l’iniziale sgomento dinanzi ad eventi naturali catastrofici, siamo immediatamente pronti a quantificarne i danni, a fornire i numeri delle vittime per classificarne la portata, per confrontarli con eventi simili nello spazio e nel tempo. Quando Munich RE ha diffuso i grandi numeri delle catastrofi naturali del 2019: perdite totali di 150 miliardi di dollari, 52 miliardi di dollari di perdite assicurate, ha confermato che il tutto era in linea con l’entità dei danni degli eventi catastrofici degli ultimi 30 anni.

Tuttavia l’entità dei danni economici non assicurati nel 2019 è stata maggiore rispetto al 2018, a causa dell’elevata percentuale di perdite causate dalle alluvioni, che molto spesso, in diverse regioni del pianeta, non sono assicurate nella stessa misura dei danni causati dal vento.

Per prevedere l’andamento futuro dei rischi assicurati e quindi determinarne l’ammontare del premio, ci si avvale della legge dei grandi numeri (Bernoulli), alla base del calcolo delle probabilità. Quale la spinta a sottoscrivere il contratto di assicurazione? Un aumento della probabilità percepita dall’assicurato del verificarsi dell’evento. Quale la convenienza delle assicurazioni? La legge dei grandi numeri anche nel caso di catastrofi naturali.

Nel 2020, per il Covid-19, anch’esso una catastrofe naturale, dopo la cancellazione dell’evento sportivo, Wimbledon avrà un risarcimento delle perdite di questa estate grazie ad un’assicurazione del 2003: una clausola contro l’annullamento per pandemie da virus gli consentirà un’entrata di oltre 100 milioni di euro. L’All England Club ha annullato, per la prima volta dal 1945, la 134esima edizione dei Championship, tanti altri gli eventi spostati per tentare di contenere le perdite già quantificate in milioni di euro. La clausola per Wimbledon, dal costo di 1,6 milioni di euro di premio, gli consentirà, rinunciando a circa 260 milioni di euro di ricavi, non sostenendo i costi di allestimento e non erogando il montepremi complessivo di 50 milioni di euro, di coprire il guadagno netto non conseguibile, il lucro cessante. Non sarebbe stato ammissibile giocare a porte chiuse e comunque restava prioritaria la salvaguardia di vite umane!

L’ipotesi che i cambiamenti climatici possano portare ad un aumento della frequenza delle pandemie è alquanto plausibile. L’ipotesi dell’aumento di tale probabilità è sicuramente alla base dell’iniziativa delle compagnie di assicurazione europee di promuovere un fondo anti-pandemia per le emergenze, partecipato anche dall’Unione Europea e dai singoli Stati membri. Si tratterà di un nuovo Recovery Fund, potenziato dalle assicurazioni, il cui progetto, con regole e struttura, è stato presentato a metà giugno dal Group CEO delle Generali Philippe Donnet al vicepresidente della Commissione Europea Valdis Dombrovskis e ne è emersa una forte intesa di intenti e di numeri: probabilmente 750 miliardi di euro di cui 209 all’Italia. Intanto il debito pubblico in Italia è passato dai 2510 miliardi di euro di inizio giugno ai 2530 miliardi di fine giugno e il PIL reale è quello del 1995, ma questi sono altri grandi numeri.

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Maria Angela Amato

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