I bambini sono una fonte di contagio oppure no?

65 / 100

Le domande fondamentali, in vista della apertura delle scuole a settembre sono : “ i bambini sono una fonte di contagio oppure no ? “, “ La scuola sarà un luogo dove ci saranno contagi oppure no? .

Faremo riferimento, a vari studi per rispondere alle domande poste. Lo studio realizzato dal Korea Centers for Disease Control and Prevention di Cheongiu (https://wwwnc.cdc.gov/eid/article/26/10/20-1315_article#fn1) ha analizzato 60 mila contatti di 6000 persone malate e ha dimostrato che, in realtà dai 10 anni in su la possibilità di contagiare è la stessa e quindi il bambino di età superiore ai 10 anni contagia quanto un adulto. Uno studio ben strutturato che è riuscito a realizzare il contact tracing e a ricostruire le varie catene di contagio. I dati emersi dallo studio sono preoccupanti perché significa, che tra un mese con la riapertura delle scuole dovremo prestare molta attenzione a quest’aspetto.

I risultati di questa ricerca danno ragione al governo che decise di chiudere le scuole nel momento del picco della pandemia. I bambini al di sotto
dei 10 anni invece sembrerebbero infettare di meno e quindi essere una minore fonte di contagio.

La critica allo studio è di non aver considerato che i bambini spesso sono asintomatici e quindi si è alla presenza di una sottostima. Sul problema della riapertura delle scuole la rivista Science ha riportato una lettera firmata da 1500 componenti del Royal College of Paediadiatrics and Child Health del Regno Unito, secondo cui il dilungarsi della chiusura genera un impatto molte forte : “sulle opportunità di vita di una generazione di giovani”. Science ha anche analizzato le strategie con cui alcuni Paesi, come Sudafrica, Finlandia e Israele, hanno riaperto le scuole e ha osservato che mantenendo gli accorgimenti più adeguati come l’utilizzo delle mascherine, la creazione di aule non troppo numerose e lo svolgimento, laddove possibile, di lezioni e attività all’aria aperta, è possibile ridurre i rischi di contagio, soprattutto quando la circolazione virale complessiva sembra sotto controllo.  Bisogna spiegare ai bimbi che è importante non abbracciarsi, non scambiarsi la merendina, non scambiarsi il giocattolo. Spiegare la necessità della distanza : il coronavirus si trasmette prevalentemente attraverso l’aerosol che è prodotto. La percentuale di bambini infettati dal virus è meno del 2% in Cina. Studi condotti in Corea del Sud, in Italia e in Islanda dove i tamponi sono stati più frequenti, si legge su Nature, avrebbero rilevato tassi d’infezione più bassi tra i bambini. La ricerca condotta a Vò dal Prof Crisanti e pubblicata su Nature (https://www.nature.com/articles/s41586-020-2488-1) ha rilevato ,che nessuno dei 234 bambini al di sotto dei 10 anni, 13 dei quali hanno vissuto a contatto con persone in grado di trasmettere l’infezione, è risultato positivo al virus.

Secondo un altro studio comparso su Science e condotto in Cina,(https://science.sciencemag.org/content/368/6498/1481) i ragazzi di età compresa tra 0 e 14 anni sarebbero meno suscettibili alla malattia rispetto agli adulti tra i 15 ai 64 anni

Gli anziani dai 65 anni in su, invece, hanno un rischio più elevato di infezione rispetto al secondo gruppo. . Un aspetto su cui gli scienziati stanno cercando di fare chiarezza, poi, è il ruolo che i bambini hanno nella trasmissione dell’infezione.

Un’indagine https://academic.oup.com/cid/article/71/15/825/5819060) condotta nelle Alpi francesi avrebbe rilevato che un bambino con sintomi da Sars-CoV-2 non ha trasmesso la malattia, nonostante abbia avuto strette interazioni in tre scuole differenti, ragion per cui gli scienziati suggeriscono potenziali diverse dinamiche di trasmissione nei bambini. Nodi ancora da sciogliere ce ne sono ma la maggioranza dei ricercatori concorda nel ritenere che i bambini con infezione da coronavirus, manifestino sintomi più lievi o assenti. Alcuni ritengono che ciò potrebbe essere dovuto a una minore presenza nei più piccoli di recettori Ace2, le proteine che il virus impiega per entrare nelle cellule. Si deve tener conto, poi, che un sistema immunitario giovane reagisce in modo diverso all’infezione.

Si consideri inoltre che in natura esistono quattro coronavirus che causano raffreddori stagionali: i bambini contraggono frequentemente questi malanni e la continua stimolazione del sistema immunitario, dovuta a virus non così problematici per la salute dell’uomo, potrebbe contribuire a generare anticorpi e dunque a rendere la sintomatologia da coronavirus più lieve. E’ ben documentato dai lavori che stanno uscendo, in cui si dimostra che l’80-90% dei bambini infettati è rappresentato da portatori asintomatici. In Emilia Romagna i bambini positivi al coronavirus sono circa 200: nell’ambito di un progetto regionale, si è visto che in molti casi i ragazzi hanno contratto l’infezione a casa propria e sono stati gestiti a livello domiciliare, A essere ospedalizzati sono stati soprattutto i bambini con meno di un anno di età.

About Erasmo Venosi

Erasmo Venosi
Erasmo Venosi già professore associato università La Sapienza, è stato componente Commissione Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e del ministero ambiente per concessione autorizzazione integrata Ambientale grandi impianti industriali Italiani

Check Also

Papa con i poveri

I soldi prendiamoli dai poveri, sono pochi…ma sono molti

62 / 100 Powered by Rank Math SEO Beffardo e fine fu Ettore Petrolini, insuperabile …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *