Fr. Vincenzo, il frate cercatore seminatore di speranza sulla scia di Padre Pio

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Fr. Vincenzo Sabatino D’Elpidio era nato a Guardia Vomano, in provincia di Teramo, il 16 febbraio 1932. Nel 1952, dopo aver ascoltato un predicatore giunto al suo paese – p. Pio Palandrani da Mosciano Sant’Angelo – maturò la decisione di seguire il suo esempio entrando nel convento dei cappuccini di Sulmona. Purtroppo il suo desiderio di studiare e diventare sacerdote non poteva essere soddisfatto per ragioni d’età, avendo limitato i suoi studi alla frequenza della sola scuola elementare.  Gli consigliarono di rimanere come fratello religioso, dicendogli che così avrebbe potuto “farsi santo più che sacerdote”. Ma per fr. Vincenzo non fu facile all’inizio accettare questa prospettiva, anche se si dedicò all’approfondimento personale delle conoscenze ascetiche e delle scritture dottrinali, con la costante volontà di fare sempre meglio per migliorare la sua salvezza e quelle anime. La sua limitata cultura fu ampiamente compensata dalla sua straordinaria fede, tanto che P. Carmine Ranieri, che negli anni scorsi fu Provinciale dei Cappuccini d’Abruzzo. Nell’apprendere la notizia della sua scomparsa lo ha descritto “Uomo di fede rocciosa e di grande energia che promanava dalla stessa possenza corporea”.

Dopo nove mesi lo mandarono al Convento di Penne, dove iniziò il noviziato, facendo la professione semplice il 13 febbraio 1954. All’inizio del 1960 fu assegnato al Convento della Madonna dei Sette Dolori dove è rimasto fino alla morte. Era allora una realtà rurale sopra la collina, con poche case intorno al convento, che negli anni il frate vide crescere a dismisura fino a diventare una città nella città. Per anni ha svolto compiti di questuante, cuciniere, contadino, cantiniere, sacrestano, che lo impegnavano dalla mattina alla sera, anche trascurando la propria salute e senza mai perdere la sua semplicità e il suo proverbiale buon umore. Mi raccontò che nei primi anni sessanta doveva gestire pure 30 pecore del Convento. Una vita piena.

Anche lo scrittore e giornalista tedesco Paul Badde – autore di “Face of God” (storia del Volto Santo di Manoppello) e di un documentario su P. Domenico da Cese per la tv americana EWTN – alla notizia della scomparsa di fr. Vincenzo e vedendo le immagini con l’immensa folla presente ai funerali nonostante le restrizioni sanitarie, mi ha scritto “Era un santo davvero. Nessuno potrà prendere il suo posto”. L’ultimo nostro incontro avvenne il 23 ottobre scorso, quando mi chiese di occuparmi personalmente della ristampa del libro contenente le testimonianze di p. Domenico da Cese, che lui stesso aveva sostenuto negli anni precedenti, facendoli poi distribuire gratuitamente tra i tanti suoi devoti. Anche quest’ultima circostanza mi permette di concludere affermando che i due frati – espressioni esemplari del francescanesimo più autentico – sembrano oggi riprendere un comune cammino, anche nell’immaginario di tante persone.

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