Fr. Vincenzo, il frate cercatore seminatore di speranza sulla scia di Padre Pio

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L’opera proseguì negli anni successivi con la collaborazione della nipote di p. Domenico, Caterina Petracca, insieme al marito Franco Di Lorenzo, scomparso qualche anno fa, fino a che l’Ordine dei Cappuccini assunse la decisione di proporre all’arcivescovo di Chieti, mons. Bruno Forte, il formale avvio del processo di beatificazione, con la prima fase che si concluse nel marzo 2015 con la concessione del nulla osta da parte della Congregazione delle Cause dei Santi. Da allora p. Domenico è Servo di Dio.

Fr. Vincenzo presagiva la sua morte. Nello scorso mese di febbraio mi aveva chiesto di aiutarlo a scrivere il suo messaggio di commiato diretto alla vasta comunità di persone che lo conoscevano, lo seguivano da tanti anni. Aveva difficoltà a causa di una frattura alla spalla destra avvenuta pochi mesi prima. Raccolsi i suoi pensieri. Poi a casa trascrissi il testo al computer. Mi disse di stampare due copie. Le firmò entrambe, trattenendone una – che nei giorni successivi affidò al superiore del Convento – e mi chiese di tenere l’altra che avrei dovuto diffondere nel caso – per un qualsiasi motivo – non l’avesse fatto il padre guardiano, essendo suo profondo desiderio raggiungere le tante persone conosciute nel corso del tempo. Nel successivo mese di settembre, contrariamente agli anni precedenti, non sentendosi molto bene, volle affidarmi un messaggio con il suo saluto ai devoti di p. Domenico convenuti il 20 settembre a Manoppello, in occasione del 42° anniversario della morte del Servo di Dio. In quella occasione, p. Carmine Cucinelli, ancora rettore del Santuario del Volto Santo, mi chiese di leggere il messaggio all’inizio della messa, consapevole dell’importanza che fr. Vincenzo aveva assunto nei confronti di tanti devoti di p. Domenico da Cese che attendevano la sua presenza.

Ma torniamo al messaggio di commiato. Fra’ Vincenzo riesce a sintetizzare in poche semplici frasi l’essenza della sua lunga vita religiosa, ispirata al poverello di Assisi, con il ricordo di P. Pio, che all’inizio degli anni sessanta lo consigliò fermamente di rimanere a Pescara, tra la gente, invece di scegliere la vita di clausura. Padre Pio non si sbagliava. Il frate proprio tra la gente, nei paesi e nelle campagne per la questua ebbe la possibilità di entrare in contatto con tante persone diventando molto conosciuto come “frate cercatore”, figura legata soprattutto al mondo contadino. Aveva iniziato andando a piedi, poi con il calesse e infine con una Ape Piaggio con avanti la scritta “Pace e bene”.

Significativo il richiamo a p. Domenico da Cese, quando scrive di aver seguito nel corso degli anni “l’insegnamento di vari confratelli e in particolare del Servo di Dio p. Domenico da Cese, del Santuario del Volto Santo. Per me è stato uno straordinario esempio di dedizione alla Chiesa e di instancabile attenzione al prossimo, che accoglieva dalla mattina alla sera, ascoltava, confortava ed invitava alla preghiera e a vivere nella fede del Signore.” Scrive soprattutto di averlo sentito “vicino negli anni successivi alla sua morte”, tanto che “diverse persone, che furono suoi figli spirituali, hanno ritenuto di intravedere in me qualcosa della Sua figura, anche sotto l’aspetto fisico”. Poi con la sua consueta umiltà riconosce di essere “soltanto un povero frate, non degno di essere paragonato al Servo di Dio.”

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