Covid, scaricabarile sulla scuola, mentre incalzano le varianti

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Nella foga dello scaricabarile, il problema della scuola, delle criticità nella sua gestione, delle difficoltà organizzative e dei limiti della didattica a distanza è diventato il tema centrale dello scontro tra livelli di governo e dentro la società.

Inutile ricordare che i troppo spesso dimenticati problemi della scuola sono profondi e hanno radici lontane e nulla si è fatto nel corso degli anni per porvi rimedio.

Uno studio recente della Commissione europea, sul sostegno dei fondi strutturali all’istruzione e alla formazione ci fornisce un quadro abbastanza chiaro ,dedotto dagli investimenti del Fondo Sociale Europeo (FSE) tra 2014 e 2020. La pandemia ha costretto a stare in casa ma il tasso di abbandono scolastico è tra i più alti d’Europa ed è diminuito dal 15% del 2014 al 14,5% del 2018 che rapportato alla media UE del 10,6% diventa enorme.

Una fuga dall’istruzione iniziata ben prima della pandemia. Aggiungo una qualità mediocre dell’apprendimento soprattutto al Sud, dove i test PISA indicano che nella lettura, in matematica e nelle scienze gli studenti italiani ottengono risultati al di sotto la media Ue, senza mostrare, negli ultimi anni, segni di miglioramento.

Fatta questa premessa per richiamare in proposito uno studio pubblicato su Science che aveva l’obiettivo di valutare quanto incidevano le misure restrittive sull’epidemia e sulla riduzione dell’indice di trasmissione Rt. La chiusura di scuole e università si colloca al secondo posto. I ricercatori aggiungono che le stime non vanno assunte come l’ultima parola sull’efficacia degli interventi.

Quindi la questione centrale diventa se la scuola segue i contagi e come può incidere se incide sulla trasmissione del contagio? Sembra impossibile dopo tante urla, contrapposizioni apprendere che per rispondere a questi interrogativi bisognerebbe fare uno studio mirato che consenta di determinare il ruolo della scuola nella pandemia. Non esiste nessun dato scientifico che assolva la scuola dalla trasmissione del virus o che ne quantifichi l’incidenza. La serietà e il rigore dovrebbero indurre i decisori pubblici a riaprire o chiudere le scuole sulla base dell’analisi dei dati scientificamente. Invece nulla! Nulla di nulla! Eppure esistono modelli epidemiologici sofisticatissimi, modelli matematici che descrivono l’andamento dell’epidemia considerando le caratteristiche specifiche dell’infezione.

Il modello epidemiologico standard si chiama SIR ( suscettibili, infetti, rimossi). Esistono fisici e matematici bravissimi ed epidemiologi come Vespignani, l’INFN, l’Accademia dei Lincei. Importante ricordare che i due vaccini autorizzati in Europa (Pfizer e Moderna), non possono essere iniettati al di sotto di 16 anni per il vaccino Pfizer e 18 Moderna.

Tra l’altro senza vaccinare i giovani alla famosa immunità di gregge sarà difficile arrivarci.

Infine delle considerazioni di buon senso. Siamo un paese che si è trovato all’appuntamento della pandemia con grandi debolezze: un popolo con elevata età media, pochi posti in ospedale, altrettanto nella terapia intensiva, pochi medici e infermieri, piano pandemico di 15 anni fa e pochi sequenziamenti dei genomi virali.

Ogni 1000 casi di CoVid 19 identificato l’Australia sequenzia 479 genomi , Nuova Zelanda 346, Danimarca 93 , Islanda 92 Italia 0,422. I problemi che segnano questa epidemia in Italia si radicalizzano anche e non solo per i motivi sopra citati. Una forte preoccupazione è legata alle caratteristiche della “ variante inglese denominata B.1.1.7 che ha una elevata capacità di trasmissione e potrebbe riguardare anche i bambini. La Gran Bretagna ha chiuso le scuole primarie e secondarie. Variante che non è più pericoloso ma solo più trasmissibile. Su questa problematica impatta il problema del sequenziamento che consente di leggere tutto l’Rna , e capire per esempio si impone sul territorio quella variante.  In Italia come dimostrano i dati, si fanno pochissimi sequenziamenti e solo potenziando questa funzione riusciremmo a capire se la variante si è diffusa. A livello globale il coronavirus originario di Whuan ha scontato molte varianti da quella ceca a quella inglese alla recentissima e temuta variante brasiliana. 

About Erasmo Venosi

Erasmo Venosi
Erasmo Venosi già professore associato università La Sapienza, è stato componente Commissione Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e del ministero ambiente per concessione autorizzazione integrata Ambientale grandi impianti industriali Italiani

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