Con il Clima che cambia gravi i rischi per la salute e la sicurezza umana

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Anche se rispetto all’attuale pandemia il clima non ha giocato un ruolo significativo, però, è ben noto come i cambiamenti climatici possono aumentare la nostra probabilità di esposizione a nuovi patogeni. I meccanismi principali, sintetizzati nel report WWF “Malattie trasmissibili e cambiamento climatico” sono principalmente due. In primo luogo, il cambiamento climatico può espandere l’areale geografico di specie che fungono da serbatoio o da vettori di una vasta gamma di patogeni, così aumentando la probabilità di diffusione di zoonosi (malattie trasmissibili da animali all’uomo): è il caso, ad esempio, di Morbo di Lyme, Babesiosi, sindrome polmonare da hantavirus, filariosi e West Nile virus, ma anche di peste bubbonica e tularemia. Il secondo meccanismo è invece legato alla modifica dei regimi delle precipitazioni e delle temperature causato dal cambiamento climatico: in particolare, precipitazioni eccezionalmente intense accompagnate da temperature elevate possono favorire l’aumento di specie come le zanzare, vettori di patologie quali malaria, febbre della Rift Valley, Chikungunya, Dengue e Zika, mentre altre specie favorite dai cambiamenti climatici possono prosperare causando blastomicosi, echinoccoccosi, toxoplasmosi, tripanosomiasi e colera.

Ma il clima impazzito può danneggiare gravemente la nostra salute e minacciare le nostre vite anche in maniera più diretta. Il recente rapporto congiunto delle Nazioni Unite (UNDRR) e del Centro di Ricerca sull’Epidemiologia dei Disastri (CRED) intitolato “Human Cost of disasters” ha analizzato il numero di eventi catastrofici avvenuti negli ultimi 20 anni (2000-2019), stimandone i relativi costi in termini di vite umane e danni economici, rispetto a quanto accaduto nel ventennio precedente, e i risultati sono tremendamente chiari: dei 7.348 disastri riportati, ben 6.681 (91%) erano direttamente o indirettamente legati al clima, con un impatto su 3.9 miliardi di persone ed oltre 500.000 vittime, fortunatamente in calo rispetto al ventennio precedente grazie a migliori possibilità di intervento garantite dalle nuove tecnologie di informazione. A causarle, al primo posto troviamo le inondazioni (3.254, più che raddoppiate), e le tempeste (2043 eventi), ma anche ondate di calore (432), siccità (338) e incendi (238), tutti in aumento rispetto al periodo precedente, “prova che in un pianeta in cui le temperature medie globali nel 2019 sono state di 1.1°C oltre il periodo pre-industriale”, gli impatti sono già percepibili dalla maggiore frequenza di eventi metereologici estremi, quali ondate di calore, siccità, inondazioni, tempeste uragani e incendi”. In aggiunta, il rapporto stima che la modifica nel regime delle precipitazioni mette a rischio il 70% dell’agricoltura mondiale la cui irrigazione è garantita solo dalle piogge, e con essa 1.3 miliardi di persone che da essa dipendono. E un incremento delle temperature medie globali di 3°C non farebbe che esacerbare queste situazioni, rendendo inefficaci anche le migliori strategie di adattamento in molti paesi.

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