Civid – Il nostro focus sui vaccini in progress

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Se le percentuali saranno confermate la notizia diventa straordinaria. Sarebbe superata sia la percentuale per l’immunità di gregge fissata per questo virus al 60% sia il 50% posto come requisito dalla Food and Drug Administration per ottenere l’approvazione.

Gli interrogativi che restano in assenza di pubblicazioni scientifiche

1) Quanto dura l’immunità? Entrambe le sperimentazioni sono iniziate a luglio e quindi limitato il periodo di osservazione dello stato di salute di chi ha avuto il vaccino;

2) entrambi i vaccini necessitano di due dosi somministrate a un mese di distanza. Quanto dura la protezione?

3) Da alcuni studi precedenti sappiamo che gli anticorpi neutralizzanti durano 4 mesi. Solo uno studio pubblicato su biorXiv quindi non revisionato scientificamente mostra una durata maggiore. Di anni e relativo alle cellule della memoria immunitaria (leucociti B e T);

4) entrambi gli studi preclinici sui macachi mostrano che il vaccino blocca la replicazione del virus anche nelle vie aeree superiori incidendo quindi sulla trasmissibilità del virus ma non sono disponibili dati analoghi sull’uomo.

Infine sono da affrontare i problemi logistici della distribuzione del vaccino oltre al fatto che l’Rna è una molecola fragile tanto che il vaccino Pfizer deve essere conservato a 70/80 gradi sotto zero mentre quello di Moderna che usa una diversa capsula lipidica sono sufficienti temperature di venti gradi sotto zero e il vaccino può essere conservato in frigo. OMS ha aggiornato l’elenco dei vaccini in fase 3 che sono 12. Da una pubblicazione su Nature esistono 4 tipi diversi di vaccini:

a)  virus indeboliti o inattivati. Sono quelli usati per morbillo e poliomelite;

b) vettori virali. Esempio quello contro Ebola approvato lo scorso anno e dopo 5 anni. il vaccino dell’Università di Oxford che opera insieme alla nostra azienda Astra Zeneca di Pomezia usa questa tecnologia;

c) acidi nucleici a Rna o a Dna. È quello di Moderna e Pfizer; d) proteine e adiuvanti. Viene iniettato, nel caso di Covid 19, la proteina Spike. Alla proteina viene associato altre molecole dette” sostanze adiuvanti” che aiutano il sistema immunitario a riconoscere il virus. Possono essere altre proteine o involucri simili a quelli del coronavirus ma non infettanti.

Lo svantaggio è rappresentato dai tempi lunghi.

About Erasmo Venosi

Erasmo Venosi
Erasmo Venosi già professore associato università La Sapienza, è stato componente Commissione Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e del ministero ambiente per concessione autorizzazione integrata Ambientale grandi impianti industriali Italiani

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