Recovery Fund nello stallo, tra veti e laccioli

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Un dibattito e reazioni superficiali su uno strumento, il Recovery Fund segnato da incognite rispetto all’approvazione , alla dotazione monetaria , al rapporto prestiti/sovvenzioni , alla governance. Falchi di Confindustria, presidenti di Regioni, politici e movimenti si perdono, in un dibattito sterile che poggia sul nulla.

Il Recovery Fund sconta l’opposizione dei cosiddetti paesi frugali come Olanda, Austria, Finlandia e Danimarca, che contestano l’entità del Recovery Fund, la contribuzione al bilancio UE al quale il fondo è collegato ma anche i paesi come Polonia e Ungheria. Discussa la proposta negoziale, conosciuta come pacchetto di mediazione presentato dal Presidente del Consiglio europeo Michel. Pacchetto negoziale, che conferma il fondo a 750 mld ripartito, in 300 mld di prestiti, e 450 mld di sovvenzioni.

Un taglio di 50 mld sulle sovvenzioni , introduce una specie di meccanismo di allerta e freno sull’erogazione dei fondi e , la supervisione su progetti di riforma. Assurdo, se confermato, che il potere di monitoraggio sulle condizioni da rispettare sia affidato a tre delegati di diversi Stati membri presenti nel Consiglio UE. Non solo il monitoraggio, ma anche la competenza ad approvare i programmi di investimento.

Recovery Fund nello stallo, tra veti e laccioli

Infine la distribuzione del fondo avverrebbe per il 60% in base al PIL e disoccupazione dell’ultimo quinquennio e il residuo 40% in base alla contrazione di PIL dell’ultimo anno. Resta immutato l’obbligo di una contribuzione annua aggiuntiva pari allo 0,8% del PIL e, il cofinanziamento dei programmi di spesa legati ai fondi europei.

Vergognoso la previsione al rialzo degli sconti sui contributi al bilancio di cui godono Paesi Bassi, Danimarca, Germania, Austria e Svezia per ammorbidire le resistenze all’approvazione del Recovery Fund. Il risultato finale è comunque una situazione di stallo, che richiederà necessariamente altri incontri. Opportuna la citazione di Livio: “ Mentre Roma discute Sagunto è espugnata” considerando la situazione italiana. Le previsioni ufficiali, per la fine del prossimo anno valutano l’economia italiana a un -9% rispetto al valore che aveva nel 2008. Dati da brividi se rapportata al +13% dell’economia tedesca sempre rispetto al 2008, +7% economia francese e +3% economia spagnola.

All’interno del dramma italiano c’è poi la tragedia del Mezzogiorno e la esigenza della vitale discontinuità di un futuro, pensato guardando nello specchietto retrovisore. Un Mezzogiorno dove si continua, a mestare nel torbido confondendo consapevolmente i conti della Ragioneria Regionale dello Stato (RGS) con i Conti Pubblici Territoriali (CPT). I conti RGS riguardano la spesa dello Stato ripartita tra le regioni, com’è dal Rendiconto Generale mentre CPT si riferisce a pagamenti e riscossioni effettive dell’intero operatore pubblico, di cui la spesa dello Stato è una parte. Considerando i dati RGS, Emilia Romagna, Lombardia e Veneto si collocano in coda alla graduatoria delle regioni per spesa pubblica pro capite .

Basta osservare che i dati RGS rappresentano il 44% della spesa dell’operatore Stato. I CPT raccontano un’altra storia! La spesa del settore pubblico allargato è pari al 70,7%, per le regioni del centro Nord e il 29,3% nel Mezzogiorno pur avendo una popolazione del 34,3%. Questa breve divagazione per richiamare l’attenzione sul fatto, che pur sbloccando il Recovery Fund non si può restare vincolati a prospettive di sviluppo perdenti e stravolte dalla pandemia, non foss’altro perché tutti i fondi UE vecchi e nuovi sono finalizzati rispetto a obiettivi che l’UE si è dato. Forse leggersi le 2 mila pagine con le 21 proposte inserite nel pacchetto Next Generation EU, inserite nel Green New Deal la direzione di marcia sarebbe segnata! IL Recovery Fund, oltre alle 21 proposte legislative si nutre di due comunicazioni della commissione “Europe’s moment – Repair and Prepair for the NextGeneration “ e una seconda comunicazione relativa al Budget europeo 2021-2027; un documento di lavoro tecnico.

Dei 750 miliardi di euro del nuovo strumento “Next Generation EU”, 560 miliardi di euro (l’80% dell’intero ammontare) dovranno essere destinati al “sustainable recovery” ,per assicurare, appunto, la transizione verde e digitale. Vedremo presto quali saranno questi piani vincolati al New Deal Green e, che saranno presentati attraverso la Nota di Aggiornamento al DEF 2020, che rappresenta il quadro per il bilancio 2021.

Nella Nota di Aggiornamento al DEF 2019 si leggeva di un paese l’Italia, che attraverso la 4 rivoluzione industriale avrebbe aumentato la capacità di risposta dei sistemi produttivi e della società rispetto agli schock ambientali. Sostenibilità ambientale e sociale, contrasto ai cambiamenti climatici debbano improntare la Quarta rivoluzione industriale e questo implica economie di suolo , rigenerazione urbana, sistema energetico decarbonizzato, biocarburanti, bioraffinazione,tecnologie di cattura e stoccaggio della CO 2, l’idrogeno blù, il moto ondoso, l’adeguammento sismico visto che l’80% delle case risale agli anni 80, il dissesto idrogeologico, il problema della siccità e della penuria d’acqua, il trasporto delle merci che per il 75% riguarda aree metropolitane e al massimo regionali , il dissesto idrogeologico, il problema fondamentale del quale si parla poco ovvero “l’ultimo miglio” in porti , interporti. Incredibile che la domanda di trasporto passeggeri in treno riguarda per l’88% tratte regionali e locali ,ma le battaglie si fanno per l’alta velocità che riguarda il 12% dell’utenza e dove si opera una redistribuzione a rovescio di “ distribuzione del reddito”. .

L’alta velocità è ripagata nel prezzo del biglietto relativamente ai soli costi del personale e dell’ammortamento del costo di acquisto del treno e una piccola parte del costo della linea ( pedaggio di rete). IL resto? Le nostre tasse come sussidi alle ferrovie per una somma annua pari a 8 miliardi in parte per manutenzione, per sussidiare servizi, per nuovi investimenti e per corrente elettrica. Ripensare l’intero processo di sviluppo, distruggendo idee e vecchie sedimentazioni che soprattutto al Sud non hanno portato assolutamente nulla. Infine essere consapevoli che il paese dispone unicamente delle risorse comunitarie e del QE “straordinario” della BCE, nel senso che va oltre il capital key Fare proprio il concetto di Schumpeter di distruzione creatrice in settori irrecuperabili attingendo alla pianificazione comunitaria.

About Erasmo Venosi

Erasmo Venosi
Erasmo Venosi già professore associato università La Sapienza, è stato componente Commissione Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e del ministero ambiente per concessione autorizzazione integrata Ambientale grandi impianti industriali Italiani

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