Pizzicati in mare, tornano le meduse in basso Adriatico:

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Pizzicati in mare, tornano le meduse in basso Adriatico: morsi sui bagnanti soccorsi dai bagnini. Nessun allarme però: è un fenomeno normale e con il quale si deve convivere. I Comuni e gli stabilimenti balneari segnalino sulle spiagge ai bagnanti la presenza di meduse con appositi cartelli. Le “regole d’oro” in caso di contatto con le meduse

Torna l’allarme meduse, complice il caldo, nel mare che bagna il basso Adriatico. A segnalare una forte presenza i bagnanti. C’è chi parla di una vera e propria invasione. Ma nulla di preoccupante o di allarmante. Di certo la presenza di meduse nel Mar Mediterraneo negli ultimi anni è cresciuta in maniera quasi esponenziale. Si calcola che siano addirittura decuplicate negli ultimi dieci anni. E le nostre coste non ne sono rimaste indenni. Da Torre Rinalda fino a Santa Maria di Leuca, passando per San Cataldo, San Foca, Otranto, Santa Cesarea Terme, Castro, Tricase il coro è unanime: nel mare Adriatico (ma anche in misura molto inferiore sullo Jonio) si registrano numerosi avvistamenti di questi organismi gelatinosi tanto da alimentare un diffuso e comunque ingiustificato allarme tra i bagnanti. Non è difficile imbattersi in questi esseri mentre si fa il bagno anche in acque poco profonde. A favorire la riproduzione di questi organismi sono soprattutto le più alte temperature dell’acqua. Certo, ci sono le meduse pericolose e ci sono quelle del tutto innocue. Per fortuna sul litorale Adriatico sguazzano felicemente tranquilli esemplari che non recano particolari problemi all’uomo: chi subisce, suo malgrado, una puntura da parte di questi organismi gelatinosi può correre ai ripari con piccoli e veloci cure e accorgimenti sanitari. Altro discorso invece riguarda le cosiddette meduse forestiere, quelle tropicali o subtropicali che dopo aver girovagato per diverse centinaia di miglia approdano anche nei nostri mari. Tutta colpa di un clima surriscaldato, tropicale appunto. L’innalzamento delle temperature globali è la principale causa della migrazione di queste meduse. A far paura è la cosiddetta Caravella portoghese (Physalia physalis) avvistata sui litorali iberici. A quanto pare, però, sulle nostre coste, per fortuna, non vi è traccia di questo esemplare letale.Non dobbiamo, dunque, parlare di emergenza, ma di un fenomeno normale che si ripete ogni anno e che richiede solo qualche piccola attenzione perché le conseguenze dei contatti con questi organismi solo rare a volte richiedono l’intervento dei sanitari o la corsa al Pronto Soccorso. Ad ogni buon conto, nel caso di un incontro ravvicinato con le meduse, sono sufficienti poche ma utili “regole d’oro” per scongiurare spiacevoli seccature: non strofinare bocca e occhi; non lavare con acqua dolce la parte colpita; usare acqua di mare e disinfettare con bicarbonato di sodio (ideale un mix equilibrato); non usare ghiaccio a diretto contato con la ferita; non grattare la zona ustionata (si accelera la sostanza tossica); evitare impacchi con aceto o ammoniaca e anche l’uso di alcool: rimuovere i frammenti dei tentacoli della medusa con pinzette (se il tentacolo è visibile) o anche una tessera magnetica; il rimedio migliore è un gel astringente al cloruro d’alluminio, utile anche per le punture di zanzara; infine, usare pomate cortisoniche o antistaminiche capaci di ridurre infiammazione e bruciore. Insomma, le meduse sono aumentate sulle nostre coste rispetto agli anni scorsi, ma nessun allarmismo. Si può continuare tranquillamente a fare il bagno. In ogni caso, Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, invita i bagnanti a prestare la massima attenzione rivolgendosi solo nei casi di contatto più eclatanti e dolorosi presso i punti di primo soccorso presenti nelle località balneari. E forse, sarebbe opportuno che i Comuni e gli stabilimenti balneari provvedessero a segnalare la presenza di meduse con appositi cartelli che avvisano di prestare attenzione al momento di entrare in acqua.

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