Oggi Sant’Agostino di Oppona, dottore della Chiesa

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Oggi, venerdì, celebro la morte e resurrezione di Gesù insieme col filosofo che ha agevolato la mia conversione avvenuta con Karol Woytila, oggi san Giovanni Paolo II: sant’Agostino da Ippona. 

di Carlo Forin

Il protagonista della mia conversione è Gesù, che in zumero è GESH.BU, ‘Albero di conoscenza’: l’anno il 2003; mi ha manifestato di recente il suo favore alla modifica del nome del venerdì col miracolo degli occhiali giovedì 9 novembre 2017[1]. Scrivevo in quell’autunno della necessità di cambiar nome al venerdì, tuttora dedicato alla divinità romana di Venere, infernale per l’etrusco Virgilio, e al precedente dio della morte zumero Ner.gal, per trasformare il venerdì nero nel giorno memoracolo memoriale[2] dell’inizio del sacrificio di Gesù, che alla domenica fece cambiare a noi latino-italiani in dominica die il giorno del Signore (un obiettivo temporale si cambia con la mutazione dei nomi dei giorni dell’inizio e della fine dell’azione[3], non solo della fine) con l’entusiasmo per la resurrezione[4]. Il momento specifico della mia conversione fu il “Se sbaglio voi mi corrigerete” di Woytila appena eletto. Ma l’elaborazione di quel momento fu stata lunghissima attraverso il mutamento della concezione etica inoculatami da Università critica di Trento modellata dall’antropologia culturale.  

La lettura de Le Confessioni di sant’Agostino, lungamente meditata nelle tre copie via via consumate del libro, mi ha fatto passare dal relativismo culturale allo storicismo culturale abbandonando completamente qualsiasi relativismo etico[5]. Ciò che conta è la persona[6], luogo dove Dio opera in tutti, ed il filo delle sue opzioni. La società è una dimensione variabile nella quale ogni persona porta il suo contributo. Più che di La Città di Dio si può parlare di popolo di Dio, tuttavia individuabile dentro specifiche situazioni in modo emotivo sfuggente (se la gente va in piazza san Pietro ad ascoltare il Papa è il popolo di Dio che è presente). Il sito Agoramagazine incorniciò i miei articoli con l’immagine di sant’Agostino, l’unico filosofo col quale non ho dissensi. Mi piace che Benedetto XVI, illustre teologo, sia un agostiniano. 

La città di Dio mi è stata utilissima soprattutto al cap. VII con lo studio dei nomi degli dèi tratti da Varrone (i venti dei eletti e la dea proletaria Mena, che sovrintende al mestruo, leggibile dai grafi zumeri a.men [a.me.en, ‘seme della parola del Signore [della città]’). Ma sant’Agostino mi è stato utile soprattutto su quanto pensato e non detto esplicitamente sull’Asino d’oro (Horo). 

https://rep.repubblica.it/pwa/intervista/2020/08/27/news/renzi_liberta_di_voto_conte_prenda_il_mes_se_vuole_fare_il_premier_-265653384/?ref=RHPPTP-BH-I265654562-C12-P1-S1.8-T1

Anche se provo una repulsione di pelle contro colui che avrebbe dovuto andare definitivamente a casa quattro anni fa, quando ‘fu sconfitto’ al referendum, Matteo Renzi (che, invece, approfittò per entrare in Parlamento dopo aver governato male per mille giorni senza esser stato eletto dal popolo), questa volta gli do ragione col suo ‘libertà di voto al referendum e con l’invito a Conte ad usare il MES’. Io mi sento libero di non votare addirittura; tutt’al più voterò no ai tagli dei 5 stelle che spezzano la Costituzione senza andar al nocciolo del delitto politico.  

Ma ciò che è urgente è la risposta favorevole di Conte all’uso del MES. L’Italia può prendere dall’Europa i 36-37 miliardi (spendibili subito) che le consentono la riforma globale della Sanità spogliata per decenni di tutta la sua forza attraverso i risparmi fatti dai vari governi che privilegiarono le spese elettorali. Non c’è nessun problema se non la stupidità naturale, ma convertibile, dei 5 stelle. Conte 2 dice di non essere uno di loro. Sia coerente! 


[1] Sarà il dito di Dio, come dice il mio amico camaldolese fra Giovanni Dal Piaz, ma quel dito si mosse per me. 

[2] Non smetterò mai di ricordare che l’oracolo della santa Messa deve completare la dizione aggettivale ‘celebriamo il memoriale’ della morte e resurrezione di Gesù Cristo, con la dizione nominale di ‘celebriamo il memoracolo memoriale’. 

[3] In tre giorni si manifestò l’oracolo. È indegno che noi conserviamo il giorno della morte di Gesù col nome del dio della morte. 

[4] Mi piace ricordare don Silvano De Cal, salito al Padre nell’autunno 2017, che a Pasqua riviveva quella gioia. 

[5] E.ti.ka = ‘casa della vita dell’anima’ in zumero. 

[6] http://www.tellusfolio.it/index.php?prec=%2Findex.php%3Flev%3D153&cmd=v&id=23107 

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One comment

  1. Avatar

    Sant’Agostino è l’unico filosofo che continua ad istruirmi.

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