New York e le sue api operaie invisibili

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NEW YORK (16 SETTEMBRE, 2020) – Hanno scritto e detto tante cose sulla New York di questo periodo, senza riflettere molto a mio avviso sui problemi strutturali, già presenti molto prima dell’arrivo del Covid-19.

New York non è morta, come alcuni hanno detto, e non è neanche in agonia, ma certo non sta bene. Era già malata e per anni ha preso le medicine sbagliate. Si era illusa di essere l’ombelico del mondo, in un mondo che non ha più bisogno di ombelichi.

New York e le sue api operaie invisibili

New York l’audace, la città delle novità, in realtà non lo era da molto, viveva di rendita, di immagine. Non era più la città di punta del momento. C’era qualcosa che le impediva di rinnovarsi, così come ha sempre saputo fare. 

Era imbalsamata nei salotti, nelle sue gallerie d’arte, nella marea di turisti che la voleva toccare, quasi saccheggiare, nei suoi locali dove tutto era esagerato, nelle sue spa extra-lusso, nei suoi terrazzi dalla vista mozzafiato accessibili a pochi, nei suoi negozi flagship aperti ma sempre vuoti, nei suoi grandi magazzini pieni di sconti esagerati, ma soprattutto nel poco coraggio di rischiare per cambiare e scardinare certe contraddizioni.

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