Covid19 e reinfezioni, ma blande con risposte immunitarie

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I casi di reinfezione dal coranovirus nel mondo hanno portato all’elaborazione di una teoria che è stata definita dal virologo della Casa Bianca, Fauci interessante ma “prematura”.

Ora una ricerca dell’Università di Hong Kong in proposito rilancia il dibattito nel mondo scientifico. Il dato sul quale sembra esserci condivisione è che gli anticorpi prodotti dal sistema immunitario sembrano durare all’incirca 3 mesi dopodiché la loro concentrazione tende a calare.

La ricerca dell’Università di Hong Kong conferma che dopo 4 mesi un uomo di 33 anni ha di nuovo preso il virus dopo un viaggio in Europa. Reinfezione, ma senza alcun sintomo della malattia.

In Olanda e Belgio due casi di reinfezione. Negli USA si sono verificati casi simili. La buona notizia da verificare comunque è che coloro che hanno preso il virus in passato mostrerebbero una protezione almeno parziale rispetto allo sviluppo di sintomi propri della malattia. Questa situazione dipenderebbe dal sistema immunitario che riconoscerebbe il virus attraverso le cellule T capaci di mantenere una memoria immunitaria di più lungo termine.

Cellule T che sono globuli bianchi che rappresentano il cuore delle risposte immunitarie essendo divise in vari entità con compiti diversi le T helper (CD4) che dirigono l’azione di macrofagi e stimolano la produzione di anticorpi (immunoglobuline) e le cellule T citotossiche (CD8) che uccidono altre cellule. Su tale teoria si sono sviluppate conseguenze particolarmente ardite come quella del Prof Remuzzi esposta su un quotidiano milanese.

Secondo costoro alcune persone e gli asintomatici positivi in particolare avrebbero sviluppato una resistenza al coronavirus avendo avuto in passato una esposizione a virus simili a Sars Cov 2 e avrebbero conservato quella memoria immunitaria che preserva dallo sviluppo di forme gravi della malattia. Alcune settimane fa una ricerca pubblicata su Science () ha sostenuto come ipotesi speculativa che il virus del raffreddore (è un coronavirus) potrebbe essere il riferimento del sistema immunitario per il riconoscimento del coronavirus responsabile della pandemia.

Insomma la ricerca sostiene a tesi che nel sangue ci sono cellule T in grado di riconoscere il nuovo coronavirus. Secondo i dati dell’Istituto di Sanità riferiti agli ultimi trenta giorni e alla data del 30 agosto tra asintomatici e pauciasintomatici si supera la metà degli infettati. Molteplici le ragioni  per cui un individuo infetto potrebbe non manifestare sintomi: motivazioni genetiche, carica virale età , lo stato di salute generale.. Una infettivologa americana ipotizza l’esistenza di una immunità pregressa degli asintomatici e si basa sulla memoria immunitaria dei linfociti T.

About Erasmo Venosi

Erasmo Venosi
Erasmo Venosi già professore associato università La Sapienza, è stato componente Commissione Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e del ministero ambiente per concessione autorizzazione integrata Ambientale grandi impianti industriali Italiani

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