Covid 19. Risarcimento negato ai passeggeri della Grand Princess

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 “Il pericolo di contagio non è provato” Avevano citato in giudizio l’armatore della nave da crociera Grand Princess ritenendo che gli “stati di angoscia emotiva” causati dalla paura di essere esposti al Coronavirus fosse da imputare alla compagnia.

 Il Tribunale federale americano, in composizione monocratica, ha respinto le azioni proposte dai passeggeri. Secondo il giudice, “Nel caso di specie, si legge nella sentenza, non vi sono elementi probatori che consentano di poter affermare che l’incidente sia stato causato da inadempienze o condotte omissiva da parte della Compagnia” e inoltre consentire l’apertura di un simile contenzioso “porterebbe a un’inondazione di cause banali”.

Il giudice Gary Klausner, del tribunale di Los Angeles, ha aggiunto che “consentire ai passeggeri di ottenere un risarcimento basato solo sul timore di una potenziale esposizione al virus, in assenza di sintomi, solleverebbe preoccupazioni a proposito delle responsabilità a carico di ristoranti, bar e altri luoghi in cui si riuniscono le persone”. Nessuna prova, insomma, che i passeggeri siano stati effettivamente esposti al pericolo di un contagio. E la sola paura non vale il risarcimento. L’avvocato Debi Chalik ha già annunciato appello: “La compagnia, ha detto, sapeva che il virus era potenzialmente presente sulla sua nave. Se una palestra o un ristorante invitano le persone a entrare quando sanno che il virus è in circolo, penso che dovresti avere il diritto di fare causa a quelle aziende”, ha detto. Di qui il rigetto della domanda di risarcimento e la condanna a pagare le spese processuali. Il gruppo Carnival, proprietario della Grand Princess, non ha commentato la sentenza.

A marzo, evidenzia Giovanni D’Agata presidente dello “Sportello dei Diritti”  alla nave Grand Princess e ai suoi 2.400 passeggeri fu negato l’ingresso a San Francisco dopo l’esplosione di un focolaio a bordo di Covid 19. Quasi una settimana dopo, l’armatore organizzò l’attracco della nave a Oakland, in California, e i passeggeri furono messi in quarantena. I coniugi Weissberger, citati dai media americani, sono stati fra i primi a fare causa a Carnival chiedendo oltre 1 milione di dollari di risarcimento per danni morali.

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