Arriva l’etnoliberismo; la ripresa solo al Nord

di Erasmo Venosi

Le regioni diverse da Emilia Romagna, Lombardia, Veneto e in particolare il Sud devono fare molta attenzione alle dichiarazioni del nuovo presidente di Confindustria Bonomi, segnate da un preoccupante etnoliberismo.

Un falco proveniente da Assolombarda che, in questo momento di crisi ed esigenza di coesione e condivisione d’intenti, proprio non ci voleva. Sogna un nuovo polo fondato sul triangolo Bologna, Treviso con Milano baricentro.

Secondo alcuni calcoli il PIL cumulato delle tre regioni (ultimo dato disaggregato ISTAT) vale circa il 41%. In valore, 703 mld di euro. Poco meno del PIL dell’Olanda, che vale 774 mld. La strategia sembra chiara. Assorbire una grande quantità dei 55 miliardi, se non proprio tutti i soldi pubblici fuori dai vincoli del Patto di Stabilità e delle regole sugli aiuti di Stato.

Lo Stato poi secondo Bonomi, che non pensi nemmeno lontanamente di entrare nel capitale delle imprese. Insomma trasferimenti a fondo perduto alle imprese e silenzio assoluto.

Inoltre:deroga ai contratti nazionali, abolizione irap, no alla patrimoniale, trasferire nelle tre regioni i centri di comando che sono a Roma. Nella visione del nuovo presidente di Confindustria, Milano diventerebbe il centro delle relazioni al pari di grandi città europee. Nell’intervista su Milano Finanza a Conte il giornalista afferma esplicitamente, quindi dando per scontato, che la ripresa deve partire da Milano! Un dato sembra preoccupante e interrogare tutti, Confindustria compresa:dal 2012 al 2017 secondo i dati della ricerca Reprint Politecnico di Milano, le aziende italiane in mano straniere è passate da 12.185 a 13.052! E’ tanto delicata la situazione che persino i servizi segreti, nella Relazione di qualche anno fa, hanno lanciato l’allarme sulla conquista economica di “alcune aziende nazionali di rilevanza strategica o ad alto contenuto tecnologico “. Tim dei francesi, Pirelli dei cinesi, Italcementi tedesca, Edison francese come la Bnl, la Aerospazio araba e Avio americana, l’edificio della Zecca i cinesi.  Senza voler fare processi a nessuno, ma non si può non ricordare che le aperture delle attività, in deroga alle norme del Governo agli inizi di aprile, di quattro imprese su cinque sono state il prodotto della pressione delle associazioni industriali delle 4 regioni.

Oggi Confindustria pretende una norma specifica di esenzione delle responsabilità d’impresa, rispetto al rischio coronavirus. Il linguaggio di questo falco, definito da alcuni sindacalisti aggressivo, io credo che vada rigorosamente contestato. Soprattutto il Sud non dovrà tacere!

L’incipit di Bonomi “Dobbiamo porre al centro dell’agenda nazionale una visione di profonda e positiva discontinuità”. Il programma annunciato? La rimozione di un presunto pregiudizio antimpresa, che a suo dire esiste, rilancio del progetto Industria 4.0, sostenibilità ambientale e nuove forme contrattuale. Finito? Ma no! Riduzione strutturale del maxi-debito italiano, per rientrare nei parametri medi dell’Unione europea e riforme profonde del sistema Paese. In questo programma dalle implicazioni preoccupanti, la genericità della sostenibilità ambientale è integrata dalla chiarezza delle riforme profonde, Bonomi è affiancato nientedimeno da dieci vicepresidenti. Un Bonomi, già presidente di Assolombarda, che ha fondato la sua campagna elettorale contro Roma, tanto che più volte ha criticato il Governo accusato senza mezzi termini di aver prodotto la stagnazione. Industria 4.0, sostenibilità generica e buona per ogni investimento, trasferimenti a fondo perduto alle imprese del Nord, deresponsabilizzazione penale verso gli imprenditori e razzia dei 55 mld di euro per gli imprenditori del Nord anzi, per la piattaforma padana identificata nel triangolo Bologna, Treviso e con Milano baricentro. E’ ora di finirla, ancor più considerando che il coranovirus produrrà il ripensamento di tutta la catena del valore e che sostenibilità ambientale deve coincidere, non con un generico slogan, ma con riferimento al cosiddetto “regolamento sulla tassonomia“ (TEG dell’UE) e al Green Deal Europeo al quale sono subordinati anche i finanziamenti europei. Dei 103,5 mld destinati dall’Italia alla ripresa dalla crisi del 2008 solo 1,3 mld furono destinati a investimenti classificabili green (fonte: studio HSBC http://globaldashboard.org/wp-content/uploads/2009/HSBC_Green_New_Deal.pdf). 

Basta con questa visione egoisticamente localistica e nel frattempo miope! Tutto il tessuto produttivo italiano va difeso e tutelato, a iniziare dall’agroalimentare, farmaceutico, turistico riequilibrando le dotazioni infrastrutturali, a iniziare dalle reti elettriche e di telecomunicazioni, con la rigenerazione urbana e la valorizzazione dell’esistente, la riqualificazione e recupero anche funzionale delle aree degradate. Il concetto di sostenibilità va declinato su base nazionale e nella dimensione non solo ambientale ma anche sociale. Senza vera sostenibilità e ripensamento della catena del valore non c’è futuro per nessuno.

About Erasmo Venosi

Erasmo Venosi
Erasmo Venosi già professore associato università La Sapienza, è stato componente Commissione Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e del ministero ambiente per concessione autorizzazione integrata Ambientale grandi impianti industriali Italiani

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