Acqua ed ex Ilva: la corsa del gambero

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Lascia basiti l’annuncio che il Governo avrebbe preso atto della volontà di Arcelor Mittal di continuare ad utilizzare per il funzionamento dell’impianto siderurgico tarantino l’acqua del Sinni invece di quella-affinata- proveniente dal depuratore Gennarini.
Con un rapido colpo di spugna si vogliono cancellare anni di battaglie giudiziarie, di prescrizioni A.I.A., di impegni assunti, di progetti targati C.I.S. : insomma, si procede come i gamberi, come in un eterno gioco dell’oca in cui si torna sempre al punto di partenza.

Così facendo una eventuale crisi idrica riproporrà il paradosso di dover utilizzare in un processo industriale acqua che potrebbe essere destinata a dissetare le persone o ad irrigare i campi: una assurdità, specie in tempi di crisi climatica e di guerre per l’acqua che insanguinano il pianeta.

Si rendano note e consultabili le motivazioni tecniche fornite da Arcelor Mittal e i pareri addotti in merito da chi, per conto del Governo, le ha esaminate: vogliamo leggerle per capire come sia possibile essere tornati indietro di anni ed anni, ai tempi dei Riva.
Ci ricordiamo bene la loro opposizione all’uso delle acque reflue del depuratore Gennarini: faceva il paio con la volontà di non procedere in nessun caso alla copertura dei parchi minerali.
Ora i parchi sono parzialmente coperti, a dimostrazione che non c’erano problemi tecnici, ma solo economici. Per far cessare l’uso industriale dell’acqua del Sinni cosa sarà necessario?

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