Abolizione dei superticket in Puglia

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Nella regione Puglia dal 1 settembre sarà abolita la quota fissa per ricetta, per le prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale. Anche in altre regioni si avranno simili abolizioni con l’obiettivo di pervenire ad una maggiore equità per gli assistiti, in attesa della revisione del sistema di compartecipazione alla spesa sanitaria.

Tutte le regioni prevedono sistemi di compartecipazione alla spesa sanitaria, ma con differenziazioni sia in relazione alle prestazioni su cui si applicano, sia in relazione agli importi che i cittadini sono tenuti a corrispondere, sia in relazione alle esenzioni previste. La problematica, a livello non solo regionale, è di evitare che forme eccessivamente esose determinino una limitazione del diritto ad  accedere alle prestazioni sanitarie, comprese nei vigenti Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), per tutta la popolazione o per alcune sue fasce.

Il Ministero della salute definisce il ticket come il modo, individuato dalla legge, con cui gli assistiti contribuiscono o “partecipano” al costo delle prestazioni sanitarie di cui usufruiscono.

In altri paesi troviamo forme di franchigia, cioè un ammontare, per caso o per anno, a carico dell’assistito prima che intervenga la copertura del terzo pagante pubblico o privato; oppure meccanismi di coinsurance, quando è dovuta una quota percentuale del costo della prestazione; o meccanismi di copayment, con un ammontare fisso posto a carico del paziente che è indipendente dal costo effettivo della prestazione sanitaria. Il ticket italiano è assimilabile al copayment.

Premesso che le risorse nella sanità sono scarse, considerare il ticket alla stregua di un prezzo comporta varie critiche, da parte degli economisti sanitari, che dubitano sulla capacità del prezzo di realizzare un’allocazione ottimale delle risorse massimizzando il benessere collettivo, senza nuocere l’interesse di alcun individuo.
 
Un primo nodo critico è se la salute sia un diritto naturale, un bene pubblico, un bene privato. Inoltre occorre osservare che in sanità sono presenti rilevanti esternalità (pensiamo ai vaccini e alle pandemie); prevale l’incertezza e l’asimmetria informativa del «paziente-consumatore»; la domanda sanitaria è parzialmente o totalmente inelastica in alcuni settori, e risulta difficile individuare per ogni servizio prestato individualmente  i relativi costi medi unitari e i costi marginali. Ardua e vana, quindi, la definizione di un prezzo di equilibrio.

Tuttavia il prezzo per una prestazione sanitaria non è l’unica forma di allocazione: anche a prezzo zero il razionamento sarebbe dato dal costo-opportunità del tempo speso per affrontare la coda. Inoltre, nel lungo periodo, una riduzione della domanda può significare un rinvio nel tempo delle prestazioni sanitarie,  con  il rischio di rilevanti perdite di benessere individuale e collettivo. In molti sistemi sanitari pubblici il razionamento avviene anche con altri strumenti: tetto al volume delle prestazioni garantite, prevenzione, ecc.
Pertanto l’utilizzo di prezzi parziali differenziati, oltre a consentire la copertura parziale della spesa sanitaria , induce un orientamento della domanda verso servizi la cui fruizione viene ritenuta socialmente più utile, aggiungendo una valutazione economica alla richiesta di una prestazione sanitaria.
 
Per le prestazioni di  specialistica ambulatoriale in Puglia a partire dal 1 settembre non si dovrà più applicare la quota fissa a ricetta di 10 euro, aggiuntiva alla compartecipazione. Per l’applicazione sarà rilevante la data di erogazione della prestazione e non la data di prenotazione o prescrizione della stessa. Tutte le strutture dovranno adeguare i loro sistemi di prenotazione e cassa ticket in modo da essere operativi da subito. Innovapuglia SPA e Exprivia SPA provvederanno ad apportare le opportune modifiche al sistema di accoglienza della ricetta dematerializzata e al sistema Edotto. (nota regionale AOO_081/PROT/30 -07-2020/003904)

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