Avv. Ada Marseglia «Donne, violenza, pandemia»

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Il sistema antiviolenza italiano è sotto la lente di ingrandimento del Comitato del Consiglio dei Ministri d’Europa che nel corso di una procedura di verifica ha chiesto al nostro Paese di risolvere le criticità che avevano condotto alla condanna dell’Italia per il caso Talpis nel 2017, nonché ulteriori aggiornamenti sulle misure di contrasto adottate per l’attuazione delle misure legislative esistenti nell’ambito della violenza domestica.

Il Comitato era stato allertato nel giugno 2018 proprio dalla stessa Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, per la sentenza storica del 2 marzo 2017 (ricorso n. 41237/14, Talpis c Italie), con cui la CEDU ha condannato per la prima volta l’Italia in materia di violenza di genere per il mancato rispetto da parte dello Stato dell’obbligo di assicurare le necessarie condotte positive.

Gli stessi giudici di Strasburgo – con detta sentenza – accertarono infatti che, nonostante le reiterate denunce della signora Talpis, le autorità italiane non solo non avevano agito tempestivamente privando le denunce di qualsiasi efficacia, ma che le stesse condotte omissive avevano acconsentito al maltrattante un contesto di impunità favorevole alla ripetizione degli atti di violenza fino al tentato omicidio della donna e alla morte di suo figlio.

Il Comitato del Consiglio dei Ministri – per la seconda volta – ha espresso “soddisfazione per gli sforzi continui delle autorità, che dimostrano la volontà di prevenire e combattere la violenza domestica e la discriminazione di genere” ma ha evidenziato alcune resistenze dell’Italia per una piena attuazione delle politiche a sostegno della tutela dalla violenza domestica, indicando un lungo cammino che ancora l’Italia deve affrontare per meglio combattere la piaga del femminicidio.

In particolare Strasburgo sollecita fermamente l’Italia a creare “rapidamente un sistema completo di raccolta dati sugli ordini di protezione e fornisca anche dati statistici sul numero di domande ricevute, i tempi medi di risposta delle autorità, il numero di ordini effettivamente attuati”, intendendo in tal modo di aumentare l’efficacia della risposta giudiziaria alla violenza e assicurarla attraverso un sistema di protezione di condotte positive, applicate in modo adeguato, efficace e tempestivo con risultati positivi tangibili”.

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