A Natale il WWF chiede di metterci il cuore, per davvero!

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Con piccoli gesti si può fare tanto per il nostro pianeta la nostra salute dipende da quella della natura

Sui social media mettiamo continuamente “cuori” o “like” alle foto di animali, ora il WWF ci invita a “metterci il cuore per davvero”: regalando l’adozione di una specie a rischio ognuno potrà aiutare a sostenere progetti di conservazione e a contrastare le minacce.

Ogni giorno, sui social media ci imbattiamo in foto o video di animali. Spesso sono le specie più iconiche, come la tigre, il koala, l’orso polare o il panda – quelle che sogniamo di vedere fin da quando eravamo bambini- e non esitiamo a mettere un “like” o un “cuore” attraverso il nostro smartphone. I like sui social, però, non bastano a proteggere questi animali, sempre più minacciati e vittime di fenomeni come la distruzione dei loro habitat e il commercio illegale.

Entro il 2050 i koala e gli orsi polari potrebbero scomparire per sempre; nel Sud-est asiatico oltre 12 milioni di trappole letali stanno decimando le tigri e le loro prede; in Italia l’orso bruno marsicano è in pericolo critico di estinzione e nel mondo si contano appena 2.000 individui di panda liberi in natura.

Il WWF Italia, per questo Natale, vuole spronare ognuno di noi a passare dall’intenzione all’azione: nasce così la campagna “A Natale mettici il cuore”, con il messaggio “Il cuore metticelo per davvero”, disegnata e realizzata in collaborazione con Accenture Interactive, la digital agency dell’omonima società di consulenza, con l’obiettivo di spingere le persone a regalarsi o donare ad altri, in occasione del Natale, l’adozione di una delle specie simbolo che rischiamo di perdere per sempre. Con questo semplice gesto si sosterranno i progetti di conservazione WWF a tutela della natura, quella natura senza la quale non possiamo vivere perché ci fornisce cibo, ossigeno, acqua potabile, medicinali e difesa dagli eventi estremi. Mai come in questo terribile anno, a causa dell’emergenza Coronavirus, abbiamo capito che la salute degli ecosistemi è direttamente collegata alla nostra. La deforestazione che avanza a livelli allarmanti nelle foreste tropicali di tutto il mondo, in particolare nel Sud-est asiatico, ha aperto strade dove prima c’era solo natura. Questo ha favorito il prelievo – spesso illegale – di animali selvatici e il loro trasporto a migliaia di chilometri di distanza, ammassati spesso in spazi ristretti, per poi finire, morti o ancora vivi, nei mercati tenuti in condizioni igienico-sanitarie inadeguate: è questa la probabile via che ha favorito il “salto di specie” (spillover) e ci ha messo in contatto con nuovi virus a cui il nostro organismo non era preparato. Allo stesso tempo i dati sulla perdita di biodiversità sono sempre più allarmanti: il Living Planet Report 2020 mostra che in soli 50 anni le popolazioni globali di Vertebrati (mammiferi, uccelli, rettili, anfibi e pesci) si sono ridotte, in media, del 68%. Un calo drammatico, in particolare negli ecosistemi tropicali e negli habitat di acqua dolce, causato in gran parte da distruzione degli ecosistemi e commercio illegale di specie, che contribuiscono all’emergere di malattie zoonotiche come il Covid-19.

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